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David Hume: l'empirismo che mise in dubbio causa ed effetto |
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David Hume: l'empirismo che mise in dubbio causa ed effettoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoDavid Hume è un filosofo scozzese vissuto tra il 1711 e il 1776, tra le voci maggiori dell'Illuminismo scozzese. Nel suo empirismo, ogni idea della mente deriva da un'esperienza precedente: senza impressioni dei sensi, non c'è materiale da cui partire. Hume applica lo stesso principio al nesso causa-effetto e conclude che non lo osserviamo mai direttamente nella realtà, ma lo costruiamo per abitudine, dopo aver visto ripetersi tante volte la stessa sequenza di eventi. Il suo libro più ambizioso, il Trattato sulla natura umana, uscì prima dei suoi trent'anni e passò quasi inosservato; le sue idee avrebbero poi segnato il lavoro di Immanuel Kant. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChi era David HumeDavid Hume nasce il 26 aprile 1711 a Edimburgo, in una famiglia di condizione agiata del Berwickshire. Rimane educato dalla madre, rimasta vedova, fino agli undici anni: a quell’età entra all’Università di Edimburgo, secondo quanto riporta la Internet Encyclopedia of Philosophy. È una delle figure di primo piano dell’Illuminismo scozzese, la stagione filosofica e scientifica che nel Settecento attraversa la Scozia. Muore a 65 anni, il 25 agosto 1776, sempre a Edimburgo, per una malattia interna. La domanda che guida tutta la sua opera non è nuova nella storia della filosofia: risale almeno ai filosofi presocratici e alla loro ricerca dell’arché, il principio ultimo delle cose. Hume la pone però in un modo diverso: non chiede più da cosa sia fatto il mondo, ma da dove venga davvero ogni nostra conoscenza di quel mondo. L’empirismo scozzese: impressioni e ideeL’empirismo di Hume è costruito sul modello di quello di John Locke e attribuisce all’esperienza l’autorità primaria sulla conoscenza. Per Hume ogni sapere si riduce, alla fine, alla sola fonte dell’esperienza sensibile, secondo la lettura che ne danno sia la Stanford Encyclopedia of Philosophy sia Treccani. È una posizione che si oppone, nei secoli, alla tradizione razionalista che risale fino a Platone e alla sua teoria delle idee: dove Platone cerca un sapere raggiunto con il solo ragionamento, su forme che la mente conosce indipendentemente dai sensi, Hume parte dal presupposto opposto. Per spiegare come funzioni questo processo, Hume distingue le percezioni della mente in due categorie: impressioni e idee. Le impressioni sono le sensazioni e i sentimenti che viviamo in prima persona; le idee sono i pensieri che ne derivano. La differenza tra le due, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, starebbe nel grado di forza e vivacità: più alto nelle impressioni, più basso nelle idee. Ogni idea, in questo schema, deriverebbe da un’impressione precedente.
Il nesso causa-effetto, secondo HumeIl punto più discusso del pensiero di Hume riguarda il modo in cui spieghiamo i rapporti tra gli eventi. Quando vediamo una palla da biliardo colpirne un’altra, diciamo che la prima è la causa del movimento della seconda. Secondo Hume, però, quello che osserviamo con i sensi è solo una sequenza: un evento seguito da un altro, mai un collegamento necessario visibile tra i due. La Stanford Encyclopedia of Philosophy descrive così il meccanismo che prenderebbe il posto di quel collegamento: la mente proietterebbe sulle regolarità osservate un nesso causale che non sta nella realtà esterna, ma è una tendenza della mente stessa. Le nostre inferenze induttive, incluso il legame tra causa ed effetto, deriverebbero da abitudine e costume mentale, non da un fondamento logico dimostrabile: è l’abitudine, formata dall’osservazione ripetuta della stessa sequenza, a produrre l’aspettativa che a un evento A segua un evento B, e da questa aspettativa nascerebbe l’idea di una connessione necessaria, secondo quanto riportano sia la Stanford Encyclopedia of Philosophy sia la Internet Encyclopedia of Philosophy. Da qui nasce quello che viene indicato come l’argomento scettico più noto di Hume, quello sull’induzione: dedurre eventi non ancora osservati da quelli già osservati. Secondo questa lettura, Hume ne conclude che il principio di uniformità della natura, l’idea che il futuro assomiglierà al passato, resterebbe privo di un fondamento razionale dimostrabile.
Questo non significa, però, che Hume neghi che il fuoco scaldi o che un sasso lanciato cada a terra: nella pratica quotidiana l’abitudine resta, e continua a guidare le nostre aspettative. Quello che Hume mette in dubbio è solo la pretesa di avere, per questi nessi, una garanzia razionale assoluta. Il Trattato sulla natura umanaL’opera più ambiziosa di Hume porta un titolo completo poco conosciuto: Trattato sulla natura umana, un tentativo di introdurre il metodo sperimentale nelle questioni morali. Il titolo stesso dichiara l’ambizione del libro, vicina a quella del metodo scientifico, qui applicato allo studio della mente e della morale. Il Trattato esce in forma anonima: i primi due libri nel 1739, il terzo l’anno successivo, prima che Hume compisse trent’anni. L’accoglienza, secondo quanto racconta lo stesso Hume, fu fredda al punto che il libro “cadde morto dalla stampa”, senza suscitare reazioni nemmeno tra i critici più zelanti. La Stanford Encyclopedia of Philosophy giudica questa espressione probabilmente esagerata, ma l’insuccesso iniziale resta un fatto riportato dall’autore stesso. Nel 1748 Hume torna sugli stessi temi con l’Indagine sull’intelletto umano, una riscrittura più breve e accessibile del primo libro del Trattato. È in questa versione che molti lettori, nei secoli successivi, incontrano per la prima volta l’argomento sull’induzione e la distinzione tra impressioni e idee. L’eredità: da Kant in poiNei suoi Prolegomeni a ogni futura metafisica, pubblicati nel 1783, Immanuel Kant scrive che fu proprio la lettura di Hume a “risvegliarlo dal sonno dogmatico” e a dare una direzione nuova alle sue ricerche filosofiche. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, le posizioni di Hume sarebbero state poi riprese e messe in discussione da Kant, che vi fonda il proprio idealismo trascendentale nella Critica della ragion pura. Un’interpretazione riportata da Treccani aggiunge che la critica di Hume avrebbe preparato il terreno, in negativo, proprio a quel trascendentalismo kantiano: un debito che Kant riconosce apertamente, con parole sue, nell’introduzione ai Prolegomeni. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la differenza tra il Trattato sulla natura umana e l'Indagine sull'intelletto umano?Il Trattato (1739-1740) è l'opera più ampia e giovanile; l'Indagine sull'intelletto umano (1748) riprende gli stessi temi del primo libro in una forma più breve, pensata per un pubblico più largo. Che rapporto c'è tra David Hume e Immanuel Kant?Kant scrive nei Prolegomeni che fu la lettura di Hume a interrompere il suo "sonno dogmatico" e a orientare diversamente le sue ricerche, portandolo poi a scrivere la Critica della ragion pura. Hume negava l'esistenza della causalità?No: metteva in dubbio solo che il nesso causa-effetto avesse un fondamento razionale dimostrabile, non che un evento segua un altro nella pratica quotidiana. Cosa sono impressioni e idee nel pensiero di Hume?Le impressioni sono le percezioni più forti e vivide, come sensazioni e sentimenti; le idee sono percezioni più deboli, copie delle impressioni usate nel pensiero e nel ricordo. Perché si parla di Illuminismo scozzese a proposito di Hume?Perché Hume fu una delle figure di primo piano di quella stagione filosofica sviluppatasi in Scozia nel Settecento, insieme ad altri pensatori dello stesso periodo. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













