Non tutte le fonti trovate online valgono allo stesso modo per un tema, una tesina o una ricerca universitaria. Il test CRAAP raccoglie in cinque criteri, aggiornamento, pertinenza, autorità, accuratezza, scopo, le domande pratiche per capire se una fonte regge un lavoro scolastico. Serve anche a distinguere una fonte primaria, il documento originale, da una secondaria che lo commenta, e a capire che Google Scholar non applica alcun filtro di revisione tra i risultati che restituisce. I database curati come Scopus e Web of Science, al contrario, marcano la peer review a livello di rivista. Con questi strumenti uno studente valuta una fonte prima di citarla, invece di fidarsi del primo risultato in cima alla pagina.
Punti Chiave
Il test CRAAP valuta una fonte su cinque criteri: aggiornamento (Currency), pertinenza (Relevance), autorità (Authority), accuratezza (Accuracy) e scopo (Purpose).
Una fonte primaria è il documento originale (un esperimento, una lettera, un'opera); una secondaria lo analizza o lo commenta, e la distinzione dipende dalla disciplina.
Google Scholar indicizza insieme articoli peer-reviewed, preprint, tesi e atti di convegno, senza etichettarli: comparire su Scholar non certifica la revisione tra pari.
Scopus e Web of Science marcano invece la peer review a livello di rivista e offrono filtri dedicati per isolare solo i contenuti revisionati.
Un dominio .edu o .gov indica solo il tipo di ente proprietario del sito, non l'affidabilità del contenuto di una singola pagina.
Prima di citare una fonte conviene controllare la data di pubblicazione, le credenziali dell'autore e se altre fonti indipendenti confermano lo stesso dato.
I numeri chiave
2004 Anno in cui la bibliotecaria Sarah Blakeslee ha ideato il test CRAAP alla Meriam Library della California State University, Chico, per il corso universitario UNIV 001. Fonte: Chico State Today
L'Approfondimento
Perché una fonte trovata in fretta non basta
Un motore di ricerca ordina i risultati secondo il proprio algoritmo, non secondo l’affidabilità del contenuto: il primo link in classifica non è automaticamente il più solido per un tema, una tesina o una ricerca universitaria. Il test CRAAP nasce per dare a uno studente una checklist pratica invece di un giudizio a naso, e riguarda cinque aspetti di una fonte: quando è stata pubblicata, a chi si rivolge, chi l’ha scritta, quanto è sostenuta da prove e perché è stata scritta.
Il test CRAAP, criterio per criterio
La bibliotecaria Sarah Blakeslee lo ha ideato nel 2004 alla Meriam Library della California State University, Chico, per il corso universitario UNIV 001; da lì si è diffuso in altre scuole e università statunitensi, fino in Australia. L’acronimo raccoglie cinque domande:
Currency (aggiornamento): quando è stata pubblicata o aggiornata la fonte, e la data conta per l’argomento? Un dato di dieci anni fa su una tecnologia recente pesa diversamente da uno su un evento storico concluso.
Relevance (pertinenza): la fonte parla al livello giusto, divulgativo o specialistico, per il lavoro che si sta scrivendo? Una voce enciclopedica generalista non sostituisce un articolo scientifico quando serve un dato tecnico.
Authority (autorità): chi ha scritto o pubblicato il testo, e con quali credenziali o affiliazione? Un sito senza autore indicato né un modo di risalire a chi lo gestisce è già un segnale d’allarme.
Accuracy (accuratezza): le affermazioni sono sostenute da dati o citazioni verificabili, o restano opinioni senza riscontro?
Purpose (scopo): il testo vuole informare, oppure vendere, persuadere o intrattenere? Uno scopo commerciale non squalifica automaticamente una fonte, ma va tenuto in conto nel valutare cosa dice e cosa tace.
Esempio pratico: uno studente cerca dati sull’inquinamento da plastica negli oceani e trova due pagine: un post di un’azienda che vende prodotti “plastic free” e un rapporto di un’agenzia ambientale con metodologia dichiarata e riferimenti in fondo al testo. Applicando Purpose e Accuracy, la seconda pagina resiste al controllo: spiega come ha raccolto i dati e non ha un prodotto da vendere in fondo alla pagina.
La stessa etichetta cambia significato a seconda della materia. Nelle discipline umanistiche una fonte primaria è un documento dell’epoca che si sta studiando, un sonetto, una lettera, un manifesto politico: in un lavoro sull’Ottocento europeo, un trattato scritto in quegli anni è primario, mentre un saggio critico che lo analizza oggi è secondario. Nelle scienze la fonte primaria è di norma uno studio empirico originale pubblicato su una rivista sottoposta a peer review, l’esperimento in sé, non il commento che ne parla altrove.
Una fonte terziaria, come un manuale o una voce enciclopedica, riassume e organizza il lavoro di altri senza aggiungere ricerca propria. È utile per farsi un’idea generale all’inizio di una ricerca, meno per sostenere un’affermazione specifica nella tesina, dove conviene risalire alla fonte primaria o a una secondaria autorevole.
Google Scholar non certifica la peer review
Uno dei malintesi più diffusi tra chi comincia una ricerca è pensare che “trovato su Google Scholar” equivalga a “revisionato da altri esperti”. Google Scholar indicizza insieme articoli sottoposti a revisione tra pari, preprint non ancora revisionati, tesi, atti di convegno, libri e altra letteratura definita “grigia”, senza etichettare quale sia quale: è un motore che aiuta a scoprire i contenuti, non un ente che ne certifica la qualità.
Strumento
Cosa indicizza
Filtro per la peer review
Google Scholar
Articoli peer-reviewed, preprint, tesi, atti di convegno, libri, brevetti
Nessuno: i contenuti non sono etichettati
Scopus
Riviste selezionate a livello editoriale
Sì, la revisione è marcata rivista per rivista
Web of Science
Riviste selezionate con criteri propri, copertura diversa da Scopus
Sì, con filtri dedicati verificati manualmente
Lo stesso controllo incrociato serve anche di fronte a un testo scritto con un sistema di intelligenza artificiale generativa: un paragrafo fluente non è una garanzia di accuratezza né di fonti verificate dietro, e il criterio Authority del test CRAAP si applica anche lì, chiedendosi chi (o cosa) ha scritto davvero il testo. Il criterio Accuracy, in particolare, è quello che aiuta a smontare un contenuto scritto per ingannare piuttosto che informare: se le affermazioni non sono sostenute da dati verificabili, il resto della fonte conta poco.
Il dominio non fa la fonte
Le estensioni .edu e .gov sono riservate rispettivamente a istituzioni educative e governative, ma indicano solo il tipo di ente proprietario del sito: non certificano che una singola pagina, magari scritta da uno studente su un server universitario, sia autorevole sul contenuto specifico. Vale anche il contrario: un contenuto tecnicamente solido può comparire su un dominio generico .com o .org, ed è la fonte che va valutata, non l’indirizzo che la ospita.
Prima di citare, un controllo in tre mosse
Prima di mettere una fonte in bibliografia conviene chiudere il cerchio con tre domande pratiche: la data regge il tema trattato, l’autore ha credenziali rintracciabili, e un’altra fonte indipendente conferma lo stesso dato. Due studenti che digitano la stessa espressione possono vedere risultati diversi anche perché gli algoritmi di raccomandazione lavorano su una bolla di filtraggio personalizzata: un altro motivo per passare comunque la fonte al test CRAAP prima di citarla.
Presentazione
Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.
✗ Mito Se un testo compare su Google Scholar, è automaticamente peer-reviewed.
✓ Realtà Google Scholar indicizza insieme articoli sottoposti a revisione tra pari, preprint non ancora revisionati, tesi, atti di convegno e altra letteratura senza distinguerli. Scopus e Web of Science, invece, marcano la peer review a livello di rivista e offrono un filtro dedicato per isolarla.
✗ Mito Un sito con dominio .edu o .gov è sempre una fonte autorevole sull'argomento che tratta.
✓ Realtà Quelle estensioni sono riservate a istituzioni educative o governative, ma indicano solo il tipo di ente proprietario del sito: non certificano che l'autore della singola pagina abbia competenza sul tema specifico, né che il contenuto sia aggiornato o accurato.
✗ Mito Il test CRAAP è un metodo scientifico universale per valutare qualsiasi fonte.
✓ Realtà È stato creato nel 2004 da una singola bibliotecaria, Sarah Blakeslee, per un corso universitario alla California State University, Chico, e da lì è arrivato ad altre scuole e università, fino in Australia: resta lo strumento pratico ideato per quel corso, senza lo status di un protocollo scientifico validato da un ente terzo.
Mappa concettuale
Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
CurrencyLa data di pubblicazione conta per l'argomento trattato
AuthorityChi ha scritto il testo e con quali credenziali
AccuracyLe affermazioni sono sostenute da dati verificabili
PurposeIl testo informa, vende, persuade o intrattiene
Tipi di fonte
Fonte primariaIl documento originale, come un esperimento o una lettera storica
Fonte secondariaAnalizza o commenta una fonte primaria
Fonte terziariaRiassume e organizza il lavoro di altri, come un manuale
Database accademici
Google ScholarIndicizza di tutto, senza etichettare la peer review
ScopusMarca la peer review rivista per rivista
Web of ScienceStessi filtri di Scopus, copertura diversa
Segnali d'allarme
Nessun autore indicato
Dominio istituzionale da soloNon basta .edu o .gov a garantire il contenuto
Nessuna revisione dichiarata
Prima di citare
Verificare la data
Incrociare più fonti
Controllare chi finanzia la ricerca
Quiz: mettiti alla prova
Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.
Voto0/100/5
Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-B · 5-B
Flashcards
Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.
1 / 7
Spiegalo con parole tue
Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.
La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Non tutte le fonti trovate online valgono allo stesso modo per un tema, una tesina o una ricerca universitaria. Il test CRAAP raccoglie in cinque criteri, aggiornamento, pertinenza, autorità, accuratezza, scopo, le domande pratiche per capire se una fonte regge un lavoro scolastico. Serve anche a distinguere una fonte primaria, il documento originale, da una secondaria che lo commenta, e a capire che Google Scholar non applica alcun filtro di revisione tra i risultati che restituisce. I database curati come Scopus e Web of Science, al contrario, marcano la peer review a livello di rivista. Con questi strumenti uno studente valuta una fonte prima di citarla, invece di fidarsi del primo risultato in cima alla pagina.
Domande e risposte
Come faccio a sapere se un sito è affidabile per una ricerca?
Si applica il test CRAAP: si controlla quando è stato pubblicato o aggiornato, chi lo ha scritto e con quali credenziali, se le affermazioni sono sostenute da dati verificabili e quale scopo persegue il testo (informare, vendere, persuadere). Nessun criterio da solo basta: contano insieme.
Come si trovano fonti accademiche attendibili?
I database curati come Scopus e Web of Science filtrano per peer review a livello di rivista. Google Scholar è più ampio ma non applica lo stesso filtro: va usato come punto di partenza, verificando poi la singola fonte trovata.
Qual è la differenza tra una fonte primaria e una secondaria?
La primaria è il documento originale, un esperimento, una lettera, un'opera; la secondaria lo analizza o lo commenta. La distinzione dipende dalla disciplina: nelle scienze la primaria è tipicamente lo studio originale, nelle discipline umanistiche è il documento dell'epoca studiata.
Trovare un articolo su Google Scholar significa che è stato revisionato da altri esperti?
No. Google Scholar indicizza insieme articoli peer-reviewed, preprint, tesi e atti di convegno senza etichettarli: comparire tra i risultati non certifica la revisione tra pari.
Che cos'è il test CRAAP?
Una checklist con cinque criteri, Currency, Relevance, Authority, Accuracy, Purpose, creata nel 2004 dalla bibliotecaria Sarah Blakeslee per un corso universitario alla California State University, Chico, e oggi usata in scuole e università per valutare una fonte prima di citarla.
Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.
Statistiche, solo se vuoi
Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy