La tassa di soggiorno, il cui nome legale è imposta di soggiorno, è un tributo che i comuni italiani possono scegliere di applicare a chi pernotta in una struttura ricettiva sul loro territorio. Non è automatica: la introducono solo i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni e i comuni riconosciuti come località turistiche o città d'arte. A pagarla è l'ospite, ma a versarla al comune è il gestore della struttura, e per gli affitti brevi anche le piattaforme online. La legge nazionale fissa un tetto massimo di 5 euro a notte, che alcuni comuni possono portare fino a 10 euro, e che eventi come il Giubileo 2025 o le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 possono far salire ancora, per un periodo limitato.
Punti Chiave
La tassa di soggiorno (nome legale: imposta di soggiorno) è un tributo comunale facoltativo, non automatico su tutto il territorio nazionale.
La paga chi alloggia nella struttura; a versarla al comune è il gestore, e per gli affitti brevi spesso anche i portali o gli intermediari.
Il tetto ordinario fissato dalla legge è 5 euro a notte, derogabile fino a 10 euro nei comuni con maggiore afflusso turistico.
Si applica anche a case vacanza, B&B e affitti brevi, non solo agli hotel: dipende dal regolamento del singolo comune.
Grandi eventi come il Giubileo 2025 a Roma e le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 possono farla salire temporaneamente per decreto.
All'estero il modello cambia: in Francia può essere proporzionale al prezzo della camera, negli Stati Uniti è quasi sempre una percentuale.
I numeri chiave
5 € Tetto massimo ordinario per notte fissato dalla norma nazionale (D.Lgs. 23/2011), derogabile fino a 10 euro nei comuni con presenze turistiche particolarmente elevate. È un limite di legge, non l'importo applicato da ogni comune. Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento Finanze
8-10% Aliquota della Transient Occupancy Tax applicata nel 2026 sul prezzo della camera nella Contea di Placer, in California: un modello percentuale, non un importo fisso come in Italia. Fonte: Placer County, California
10 € Importo del contributo di accesso di Venezia nel 2026 per chi lo versa negli ultimi quattro giorni prima dell'ingresso in città senza pernottare (5 € per chi paga prima). È un tributo diverso dalla tassa di soggiorno: chi pernotta in città ne è esentato. Fonte: Comune di Venezia
L'Approfondimento
L’imposta di soggiorno è il nome tecnico previsto dalla legge; tassa di soggiorno è il modo in cui la maggior parte delle persone la cerca e la chiama. Alcuni comuni usano un terzo nome: Roma, per esempio, la chiama contributo di soggiorno. Non è un tributo automatico su tutto il territorio italiano: secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, possono istituirla solo i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni e i comuni inclusi negli elenchi delle località turistiche o delle città d’arte. Un piccolo comune di montagna senza quella qualifica, semplicemente, non può applicarla.
Chi paga e chi versa l’imposta
Il presupposto del tributo è semplice: si applica a chi alloggia in una struttura ricettiva nel territorio di un comune che l’ha istituita. Il soggetto che paga è quindi l’ospite. Il soggetto che materialmente versa l’importo al comune, però, è un altro: è il gestore della struttura, che lo raccoglie dagli ospiti e lo riversa periodicamente all’ente locale.
A Roma questo schema si allarga. Il presupposto del contributo di soggiorno comprende non solo hotel ed extra-hotel, ma anche “altri immobili destinati alla locazione turistica di breve periodo”, e i soggetti responsabili del versamento includono, oltre ai gestori, anche gli intermediari immobiliari e i gestori dei portali che intervengono nel pagamento dell’affitto breve.
Esempio pratico: una famiglia prenota quattro notti in un B&B a Milano nel 2026. Il prezzo mostrato in fase di prenotazione è solo la tariffa della camera: l’imposta di soggiorno, calcolata per persona e per notte secondo la fascia della struttura, viene aggiunta e riscossa direttamente dal gestore, che poi la versa al comune.
Quanto costa
La legge nazionale fissa un tetto, non un prezzo unico. Il D.Lgs. 23/2011 stabilisce un massimo ordinario di 5 euro per notte di soggiorno, che nei comuni con presenze turistiche particolarmente elevate può arrivare fino a 10 euro. Sono limiti massimi previsti dalla norma: ogni comune, entro quel tetto, decide la propria tariffa, e la può anche fissare più in basso.
Roma e Milano mostrano bene quanto le tariffe comunali possano differire. Le cifre seguenti per il 2026 arrivano da sintesi di ricerca che citano le rispettive delibere comunali, non dal testo integrale dei documenti, e vanno quindi trattate come indicative.
Ambito
Importo (persona/notte)
Nota
Tetto nazionale ordinario
fino a 5 €
massimo di legge, non l’importo applicato ovunque
Tetto nazionale in deroga
fino a 10 €
massimo di legge per i comuni a maggiore afflusso
Roma, case vacanza e affitti brevi
6,00 €
tariffa comunale 2026, riportata da fonte secondaria
Milano, hotel 5 stelle
12,00 €
tariffa comunale dal 1° aprile 2026, riportata da fonte secondaria (i 4 stelle restano a 10 €)
Milano ha anche un motivo specifico per l’aumento del 2026: il decreto legge 156/2025 permette ai comuni della Lombardia e del Veneto entro 30 chilometri dalle sedi di gara delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 di applicare una maggiorazione fino a 5 euro, e Milano ha scelto il margine massimo. Una delibera successiva, in vigore dal 1° aprile 2026, ha poi aggiunto altri 2 euro specificamente per gli hotel a 5 stelle, portandoli a 12 euro, mentre i 4 stelle restano a 10 euro. A Roma, in modo simile, l’imposta è salita temporaneamente in occasione del Giubileo 2025.
Affitti brevi, Airbnb e Booking
Dove il comune ha istituito il tributo, la regola generale è che si applica anche a case vacanza, affitti brevi e B&B, non solo agli hotel. La differenza rispetto a un hotel tradizionale sta in chi versa l’importo: a Roma, oltre al singolo host, sono responsabili del versamento anche gli intermediari immobiliari e i gestori dei portali di prenotazione. Il gestore raccoglie l’importo dagli ospiti e lo versa al comune a scadenze fisse: a Roma, per esempio, entro il sedicesimo giorno successivo alla fine di ogni trimestre.
In Francia il sistema è ancora più centralizzato per le piattaforme: dal 2024 i portali di prenotazione turistica possono presentare un’unica dichiarazione valida per tutto il territorio nazionale, invece di una dichiarazione separata per ogni comune in cui operano.
Esenzioni più comuni
I regolamenti comunali italiani prevedono spesso alcune categorie esentate, anche se l’elenco esatto varia da comune a comune: i residenti iscritti all’anagrafe del comune, i minori sotto una certa età (la soglia cambia da regolamento a regolamento, spesso tra 12 e 14 anni), i lavoratori dipendenti delle strutture ricettive, le persone con disabilità non autosufficienti e i loro accompagnatori. Non sono esenzioni imposte in modo uniforme dalla legge nazionale: sono facoltà che ogni comune esercita per conto proprio.
Grandi eventi, quando l’importo sale
Un aspetto poco conosciuto è che l’imposta di soggiorno può aumentare temporaneamente per decreto in occasione di eventi con un afflusso turistico eccezionale. Nel 2025, per il Giubileo, e nel 2026, per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, la normativa ha previsto margini di maggiorazione specifici: nel caso delle Olimpiadi, fino a 5 euro in più per i comuni della Lombardia e del Veneto entro 30 chilometri dalle sedi di gara. Sono aumenti legati a un evento e a una finestra temporale precisi, non un cambiamento permanente della tariffa.
Il confronto con l’estero
Fuori dall’Italia il modo di calcolare il tributo cambia parecchio.
Paese
Modello
Esempio
Italia
Importo fisso per notte, deciso dal comune entro un tetto nazionale
Tetto 5-10 €, Roma e Milano con tariffe proprie
Francia
Importo fisso per le categorie classificate; percentuale del prezzo (1-5%) per gli alloggi non classificati, con un tetto nazionale di 15,93 € nel 2026
Parigi, alloggio arredato turistico 4 stelle a 4,40 € a notte
Spagna (Baleari)
Tributo regionale, non comunale, esteso anche alle navi da crociera in scalo
Impost sobre estades turístiques, dichiarazione solo telematica
Stati Uniti
Percentuale sul prezzo della camera (Transient Occupancy Tax), variabile per contea o città
Contea di Placer, California, 8% o 10% secondo la zona
La differenza più semplice da ricordare è questa: in Italia si paga quasi sempre un importo fisso per notte a seconda della fascia della struttura, mentre negli Stati Uniti la Transient Occupancy Tax è una percentuale del prezzo della camera, più simile a una piccola imposta locale sul consumo che a una cifra fissa. La Francia sta nel mezzo, con un sistema misto tra importi fissi e percentuali secondo la classificazione dell’alloggio.
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✗ Mito Il biglietto d'ingresso a Venezia è la tassa di soggiorno.
✓ Realtà Sono due tributi distinti, con presupposti diversi: il contributo di accesso lo paga chi entra in città in giornata senza pernottare, mentre la tassa (imposta) di soggiorno riguarda chi dorme almeno una notte in una struttura ricettiva. Chi pernotta in una struttura ricettiva non versa il contributo di accesso.
✗ Mito Gli affitti brevi e Airbnb non pagano la tassa di soggiorno.
✓ Realtà Dove il comune l'ha istituita, il tributo si applica anche a case vacanza, affitti brevi e B&B, non solo agli hotel. A Roma il presupposto include esplicitamente gli immobili destinati a locazione turistica di breve durata, e la responsabilità del versamento arriva fino agli intermediari e ai portali.
✗ Mito L'importo della tassa di soggiorno è uguale in tutta Italia.
✓ Realtà Ogni comune fissa la propria tariffa entro il tetto stabilito dalla legge nazionale (5 euro, derogabile a 10), quindi Roma e Milano applicano importi diversi tra loro e diversi per tipo di struttura; alcuni comuni, inoltre, non la applicano affatto perché non rientrano tra quelli abilitati o hanno scelto di non istituirla.
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La tassa di soggiorno, il cui nome legale è imposta di soggiorno, è un tributo che i comuni italiani possono scegliere di applicare a chi pernotta in una struttura ricettiva sul loro territorio. Non è automatica: la introducono solo i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni e i comuni riconosciuti come località turistiche o città d'arte. A pagarla è l'ospite, ma a versarla al comune è il gestore della struttura, e per gli affitti brevi anche le piattaforme online. La legge nazionale fissa un tetto massimo di 5 euro a notte, che alcuni comuni possono portare fino a 10 euro, e che eventi come il Giubileo 2025 o le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 possono far salire ancora, per un periodo limitato.
Domande e risposte
Cos'è la tassa di soggiorno?
È un tributo comunale che l'ospite paga per ogni notte passata in una struttura ricettiva. Il nome legale è imposta di soggiorno; alcuni comuni, come Roma, la chiamano contributo di soggiorno. Non tutti i comuni italiani la applicano: possono farlo solo i capoluoghi di provincia, le unioni di comuni e i comuni riconosciuti come località turistiche o città d'arte.
Si paga la tassa di soggiorno su Airbnb e sugli affitti brevi?
Sì, dove il comune l'ha istituita si applica anche a case vacanza, B&B e affitti brevi, non solo agli hotel. A Roma, per esempio, sono responsabili del versamento anche gli intermediari immobiliari e i gestori dei portali che intervengono nel pagamento dell'affitto, non solo il singolo host.
Per quanti giorni si paga la tassa di soggiorno?
Dipende dal regolamento di ogni comune. Alcuni fissano un numero massimo di notti consecutive nella stessa struttura oltre il quale il tributo non è più dovuto: a Roma, secondo le tariffe pubblicate per il 2026, il limite indicato è di 10 notti.
Si può chiedere la ricevuta della tassa di soggiorno?
Il gestore della struttura è il soggetto che raccoglie l'importo dagli ospiti e lo versa al comune, quindi è lui la persona giusta a cui chiedere la ricevuta del pagamento al momento del check-in o della partenza.
Qual è la differenza tra tassa e imposta di soggiorno?
No, cambia solo il nome: il D.Lgs. 23/2011 usa il termine imposta di soggiorno, mentre nel linguaggio comune si dice quasi sempre tassa di soggiorno. A Roma il regolamento comunale sceglie invece un terzo nome, contributo di soggiorno.
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