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    Malghe di montagna: cosa sono e come funziona l'alpeggio estivo

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 5 settembre 2026

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    Le malghe di montagna sono il cuore dell'alpeggio estivo: il pascolo alpino in quota, la mandria che vi sale e la costruzione rustica dove i malghesi vivono e lavorano il latte per tutta la stagione. Da fine maggio a metà settembre, mandrie e pastori lasciano il fondovalle per quote comprese tra circa 1.000 e 2.300-2.500 metri, in un movimento stagionale chiamato monticazione o estatatura. In malga si continua a lavorare il latte in formaggio di quota, spesso con regole scritte nei disciplinari delle denominazioni protette. I pascoli non sono terra di nessuno: molti appartengono a collettività di abitanti attraverso gli usi civici, un diritto riconosciuto dalla legge. E un pascolo curato sembra fare bene anche ai torrenti che lo attraversano.

    Punti Chiave

    • La malga è il luogo, la mandria e la costruzione; l'alpeggio è la pratica stagionale del pascolo in quota: due parole spesso confuse ma diverse (Treccani).
    • L'alpeggio si esercita tra circa 1.000 e 2.300-2.500 metri, da fine maggio a metà settembre; i nomi tecnici sono monticazione ed estatatura.
    • Nelle Alpi orientali la costruzione si chiama malga e il locale dove si lavora il latte casera; altrove il concetto di malga ha altri nomi regionali (gias in Piemonte, Alm in Alto Adige, mont in Friuli).
    • Diverse denominazioni protette riconoscono il latte d'alpeggio: il disciplinare della Fontina DOP (settembre 2023) riserva la menzione "alpeggio" alle forme ottenute solo da latte munto in siti di alpeggio, con una placchetta e uno stampo dedicati; l'Asiago DOP di montagna richiede invece lavorazione sopra i 600 metri.
    • I pascoli alpini non sono terre abbandonate a sé stesse: in Piemonte il 42% è di proprietà pubblica, e in molte zone i diritti di uso civico li affidano a una collettività di abitanti, non a singoli proprietari.
    • Uno studio di Eurac Research su 15 torrenti in Alto Adige ha trovato più biodiversità acquatica nei tratti che attraversano pascoli in quota rispetto a quelli tra rocce o boschi.

    I numeri chiave

    • 1.000-2.300/2.500 m il dislivello entro cui si esercita l'alpeggio, da fine maggio a metà settembre Fonte: Treccani, Vocabolario, voce "Alpeggio"
    • 42% quota dei pascoli alpini piemontesi di proprietà pubblica, su 305.000 ettari complessivi Fonte: Regione Piemonte

    L'Approfondimento

    Malga o alpeggio? Due parole spesso scambiate

    Chi sale in montagna d’estate e vede mucche al pascolo tende a chiamare “malga” tutto quello che vede: il prato, la mandria, la baracca di pietra col fumo del camino. Secondo la voce che l’Enciclopedia Italiana Treccani dedica al termine, però, “malga” nell’uso tecnico delle Alpi orientali (Trentino, Bellunese, Cadore) indica tre cose insieme: il pascolo alpino in quota, il gruppo di bestiame che vi viene portato, e la costruzione rustica — parte in muratura, parte in legno — che serve da dimora temporanea per animali e persone durante l’estate.

    L’alpeggio è un’altra faccenda: è il nome della pratica, non del luogo. Il vocabolario Treccani lo definisce come l’esercizio del pascolo del bestiame in montagna (non solo sulle Alpi, anche su Appennini, Pirenei e Carpazi) da quote di circa 1.000 metri fino a 2.300-2.500 metri, in un periodo che va tipicamente da fine maggio a metà settembre, pur variando con altitudine, esposizione e vegetazione dei pascoli. I sinonimi tecnici sono monticazione ed estatatura: parole diverse per lo stesso gesto, la salita stagionale del bestiame verso il fresco.

    La distinzione conta anche per i nomi regionali: quello che in Trentino si chiama malga (o casera, termine che in certe zone come l’Altopiano dei Sette Comuni e la Valsugana coincide proprio con “malga”) diventa gias in Piemonte, Alm in Alto Adige e Sudtirolo, mont in Friuli. La parola cambia da zona a zona, ma il posto resta lo stesso: un insediamento stagionale dove pastori e mandrie vivono per tutta l’estate.

    Esempio pratico: una famiglia di malghesi che sale a giugno con 80 vacche da latte verso i 1.800 metri sta praticando l’alpeggio; la struttura in pietra dove dormirà e lavorerà per tre mesi, con la casera annessa per la caseificazione, è la malga.

    La stagione: dal fondovalle alla quota e ritorno

    Il calendario dell’alpeggio segue le stagioni più che quello civile. Si sale quando l’erba di quota è pronta, di solito tra fine maggio e giugno, e si scende quando il freddo la rende di nuovo povera, verso metà settembre. In Trentino la discesa ha un nome e una festa propria, la Desmontegada; in Valle d’Aosta si chiama Désarpa. Sono cortei di paese, con il bestiame adornato che rientra a valle, ma segnano anche la chiusura di una stagione di lavoro.

    Le quote operative variano da zona a zona: il CAI, nella testata Lo Scarpone, indica per le malghe un intervallo tipico tra 1.600 e 2.200 metri, coerente con il range più ampio riportato da Treccani per l’alpeggio in generale. Sulla dimensione della mandria, una malga delle Alpi orientali ospita in media da 25-30 a 200-250 capi di bovini, occasionalmente anche ovini e suini, a seconda dell’estensione del terreno disponibile.

    Il lavoro in casera: dove nasce il formaggio di quota

    Dentro, o accanto, alla malga c’è la casera: il locale dove il malghese munge, lavora il latte e spesso vive per l’intera stagione. Gli animali, quando non sono nella pendana che li ripara, pascolano nel campigol, la zona più vicina alla cascina, arricchita naturalmente dal loro stesso letame.

    Il legame tra alpeggio e caseificazione non è solo folklore: diverse denominazioni protette lo hanno messo per iscritto. Il disciplinare della Fontina DOP, aggiornato a settembre 2023, prevede la menzione specifica “alpeggio”, riservata alle forme ottenute esclusivamente da latte munto in siti di alpeggio: per riconoscerle, il disciplinare prevede una placchetta di caseina verde con codice dedicato e uno stampo del produttore con una propria numerazione.

    L’Asiago DOP ha seguito una strada simile con la categoria “Prodotto della Montagna”, istituita indicativamente tra il 2006 e il 2007 e poi riconosciuta dall’Unione Europea, che richiede allevamento e lavorazione sopra i 600 metri. Secondo i dati del consorzio di tutela riportati da Il Sole 24 Ore (in un articolo che li riferisce a circa dieci anni dall’istituzione, quindi indicativamente al 2017), la produzione di forme “di montagna” era passata da 37.292 nel 2013 a 61.038 nel 2016, un aumento del 63%, arrivando a pesare il 32% sul totale delle aziende produttrici alla data dell’articolo.

    Di chi sono i pascoli

    Un’idea diffusa è che i pascoli alpini siano terra libera, senza un proprietario preciso. Non è così, anche se la proprietà spesso non è individuale. Su larga parte delle Alpi i pascoli, i boschi e le stesse malghe sono soggetti a “usi civici”: diritti che una collettività di abitanti esercita in quanto membri della comunità, non in quanto proprietari singoli. La legge 168 del 20 novembre 2017 ha chiarito la natura di questi beni, riconoscendoli come proprietà collettiva perpetua invece che come semplici beni pubblici. In Trentino le Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico Frazionale (ASUC), istituite nel 1952, gestiscono questi beni secondo un quadro normativo provinciale più volte riscritto nel tempo.

    Il Piemonte offre un dato concreto sulla scala del fenomeno: la Regione censisce 305.000 ettari di pascoli alpini, pari a circa un terzo della superficie agricola regionale, di cui il 42% è di proprietà pubblica. La concessione degli alpeggi pubblici segue la legge regionale 6/2013, e ogni alpeggio ha un proprio Piano Pastorale Foraggero, che stabilisce carico zootecnico minimo e massimo, calendario di pascolamento e cartografia di supporto.

    Chi possiede il pascoloCome è regolato
    Proprietà pubblica (comune, regione)Concessione o affitto secondo leggi regionali dedicate
    Uso civico (proprietà collettiva)Diritto della collettività di abitanti, riconosciuto dalla legge 168/2017
    Proprietà privataGestione diretta del proprietario

    Un pascolo curato fa bene anche al torrente

    C’è un ultimo tassello, meno intuitivo, che riguarda l’ambiente. Un gruppo di ricerca di Eurac Research (Istituto per l’Ambiente Alpino) ha analizzato 15 torrenti in Alto Adige, esaminando circa 70 generi e specie di macroinvertebrati acquatici in quattro tipi di habitat: rocce sopra i 2.000 metri, pascoli in quota intorno ai 2.000 metri, boschi di conifere tra 1.500 e 1.600 metri, pascoli di fondovalle tra 1.000 e 1.200 metri. Lo studio, pubblicato sulla rivista Freshwater Biology nel gennaio 2020, ha trovato che i torrenti che attraversano zone pascolate ospitano una maggiore varietà di organismi e funzioni ecologiche rispetto a quelli tra rocce o boschi, indipendentemente dall’altitudine.

    La fonte collega questo dato a un’implicazione più ampia: l’abbandono dei pascoli d’alta quota, insieme all’innalzamento del limite del bosco legato ai cambiamenti climatici (lo stesso effetto serra che riscalda anche le Alpi) rischierebbe di ridurre nel tempo la biodiversità dei torrenti alpini. È un’associazione osservata tra pascolo attivo e ricchezza ecologica, non una legge universale: basta comunque a spiegare perché, oltre che di fermentazione del latte e forme di formaggio, chi si occupa di malghe parli sempre più spesso anche di manutenzione del paesaggio.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Malghe di montagna: Le malghe di montagnaSlide 2 della presentazione su Malghe di montagna: Malga e alpeggio sono la stessa cosa?Slide 3 della presentazione su Malghe di montagna: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su Malghe di montagna: Capitolo 01: Due parole, due coseSlide 5 della presentazione su Malghe di montagna: Il posto e la praticaSlide 6 della presentazione su Malghe di montagna: La stessa cosa, con altri nomi: Gias, Alm, MontSlide 7 della presentazione su Malghe di montagna: Capitolo 02: La stagione, su e giùSlide 8 della presentazione su Malghe di montagna: La stagione secondo TreccaniSlide 9 della presentazione su Malghe di montagna: Le misure di una malgaSlide 10 della presentazione su Malghe di montagna: Che cos'è la casera, dentro una malga?Slide 11 della presentazione su Malghe di montagna: Capitolo 03: Il formaggio di quotaSlide 12 della presentazione su Malghe di montagna: Due paletti scritti nei disciplinariSlide 13 della presentazione su Malghe di montagna: L'Asiago di montagna, in numeriSlide 14 della presentazione su Malghe di montagna: Capitolo 04: Di chi è il pascoloSlide 15 della presentazione su Malghe di montagna: Gli alpeggi non sono terre di nessuno.Slide 16 della presentazione su Malghe di montagna: Le regole, per dataSlide 17 della presentazione su Malghe di montagna: Che cosa ha trovato Eurac Research nei torrentiSlide 18 della presentazione su Malghe di montagna: Cosa serve per scrivere «alpeggio» su una Fontina DOP?Slide 19 della presentazione su Malghe di montagna: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Malga e alpeggio sono la stessa cosa, solo due parole per lo stesso posto.

      ✓ Realtà Nell'uso tecnico la malga è il pascolo, la mandria e la costruzione; l'alpeggio è invece la pratica stagionale del portare il bestiame in quota. Si può dire che l'alpeggio si pratica in malga, ma i due termini indicano cose diverse.

    • ✗ Mito Il formaggio di malga è solo tradizione, senza regole precise.

      ✓ Realtà Diverse denominazioni protette fissano paletti scritti nei disciplinari: quello della Fontina DOP, aggiornato a settembre 2023, riserva la menzione "alpeggio" al latte munto esclusivamente in siti di alpeggio, riconoscibili da una placchetta e uno stampo dedicati; l'Asiago DOP di montagna impone invece una lavorazione sopra i 600 metri. Le etichette rispondono a regole scritte, non solo alla tradizione.

    • ✗ Mito Gli alpeggi sono terre di nessuno, libere da chiunque voglia usarle.

      ✓ Realtà Buona parte dei pascoli alpini appartiene a collettività di abitanti attraverso gli usi civici (un diritto riconosciuto dalla legge 168 del 2017 come proprietà collettiva perpetua), oppure sono pubblici e regolati da leggi regionali dedicate; in Piemonte il 42% dei pascoli è pubblico.

    Mappa concettuale

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    Mappa concettuale: Malghe di montagna: cosa sono e come funziona l'alpeggio estivo
    • Malghe e alpeggio
      • Cosa sono
        • Malga: luogo, mandria, costruzione
        • Alpeggio: la pratica stagionale
        • Nomi regionali
          • Casera, gias, Alm, mont
      • Come funziona la stagione
        • Quote Da circa 1.000 a 2.300-2.500 metri
        • Periodo Da fine maggio a metà settembre
        • Chiusura
          • Desmontegada e Désarpa
      • La vita in malga
        • I malghesi
        • La casera
        • Dimensione della mandria Da 25 a 250 capi circa
      • Il formaggio di quota
        • Fontina d'Alpeggio Latte di soli siti di alpeggio, disciplinare 2023
        • Asiago DOP di montagna Lavorazione sopra i 600 metri
      • Chi possiede i pascoli
        • Usi civici e proprietà collettiva
        • Il caso Piemonte 42% dei pascoli è pubblico

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Qual è la differenza tra malga e alpeggio?

    Nell'uso tecnico delle Alpi orientali la malga indica insieme il pascolo, la mandria e la costruzione; l'alpeggio è invece il nome della pratica stagionale, valido anche per Appennini, Pirenei e Carpazi.

    2 Tra quali quote si esercita tipicamente l'alpeggio, secondo Treccani?

    L'alpeggio va da quote di circa 1.000 metri fino a 2.300-2.500 metri, con un periodo tipico da fine maggio a metà settembre.

    3 Vero o falso: in tutte le regioni alpine italiane il luogo dove si svolge l'alpeggio si chiama sempre "malga".

    Il nome cambia con la regione (casera in Trentino, gias in Piemonte, Alm in Alto Adige, mont in Friuli); "malga" è il termine tipico delle Alpi orientali italiane.

    4 Cosa richiede il disciplinare della Fontina DOP (settembre 2023) per usare la menzione "alpeggio"?

    Il disciplinare riserva la menzione alle forme ottenute esclusivamente da latte munto in siti di alpeggio, identificati da una placchetta di caseina verde e da uno stampo dedicato del produttore; non fissa invece una soglia di quota per questa menzione.

    5 Di chi sono, in Piemonte, i pascoli alpini secondo i dati della Regione?

    In Piemonte il 42% dei 305.000 ettari di pascoli alpini è pubblico; la legge regionale 6/2013 disciplina affitti e concessioni di questi alpeggi.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-B · 4-A · 5-A

    Flashcards

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    Le malghe di montagna sono il cuore dell'alpeggio estivo: il pascolo alpino in quota, la mandria che vi sale e la costruzione rustica dove i malghesi vivono e lavorano il latte per tutta la stagione. Da fine maggio a metà settembre, mandrie e pastori lasciano il fondovalle per quote comprese tra circa 1.000 e 2.300-2.500 metri, in un movimento stagionale chiamato monticazione o estatatura. In malga si continua a lavorare il latte in formaggio di quota, spesso con regole scritte nei disciplinari delle denominazioni protette. I pascoli non sono terra di nessuno: molti appartengono a collettività di abitanti attraverso gli usi civici, un diritto riconosciuto dalla legge. E un pascolo curato sembra fare bene anche ai torrenti che lo attraversano.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra malga e alpeggio?

    La malga è il pascolo alpino, la mandria portata in quota e la costruzione dove si vive e si lavora il latte durante l'estate; l'alpeggio è invece la pratica stagionale in sé, cioè l'atto di portare il bestiame a pascolare in montagna, da circa 1.000 a 2.300-2.500 metri.

    Cosa significa monticazione?

    È il nome tecnico, insieme a "estatatura", della salita stagionale del bestiame dal fondovalle ai pascoli di montagna, che avviene di solito da fine maggio a metà settembre.

    Perché alcuni formaggi si chiamano "d'alpeggio"?

    Perché il disciplinare della denominazione protetta riserva quella menzione al latte munto in siti di alpeggio durante l'estate. Nel caso della Fontina, il disciplinare di settembre 2023 richiede che il latte provenga esclusivamente da questi siti, identificati da una placchetta di caseina verde e da uno stampo dedicato del produttore.

    Cos'è la Desmontegada?

    È la festa tradizionale che, in Trentino, segna la fine della stagione d'alpeggio, quando il bestiame scende a valle in corteo; in Valle d'Aosta la stessa festa si chiama Désarpa.

    Le malghe e i pascoli alpini di chi sono?

    Dipende dai casi. Molti pascoli sono di proprietà pubblica (in Piemonte il 42% del totale) oppure appartengono a collettività di abitanti attraverso gli usi civici, un diritto riconosciuto dalla legge come proprietà collettiva, distinto dalla proprietà privata individuale.

    Fonti consultate

    • Treccani, Enciclopedia Italiana — voce "Malga"
    • Treccani, Vocabolario — voce "Alpeggio"
    • Eurac Research — "L'abbandono dei pascoli riduce la biodiversità dei torrenti"
    • Consorzio Tutela Fontina DOP — Disciplinare di produzione, settembre 2023
    • CAI, Lo Scarpone — Malghe e alpeggio: tradizione e cura della montagna
    • Il Sole 24 Ore — Asiago, 10 anni di DOP di montagna
    • Regione Piemonte — I pascoli e l'alpicoltura in Piemonte
    • Demanio Civico — Le ASUC del Trentino
    • Il Dolomiti — È partita la stagione dell'alpeggio in Trentino (2020)

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