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Malghe di montagna: cosa sono e come funziona l'alpeggio estivo | ||||||||
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Malghe di montagna: cosa sono e come funziona l'alpeggio estivoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLe malghe di montagna sono il cuore dell'alpeggio estivo: il pascolo alpino in quota, la mandria che vi sale e la costruzione rustica dove i malghesi vivono e lavorano il latte per tutta la stagione. Da fine maggio a metà settembre, mandrie e pastori lasciano il fondovalle per quote comprese tra circa 1.000 e 2.300-2.500 metri, in un movimento stagionale chiamato monticazione o estatatura. In malga si continua a lavorare il latte in formaggio di quota, spesso con regole scritte nei disciplinari delle denominazioni protette. I pascoli non sono terra di nessuno: molti appartengono a collettività di abitanti attraverso gli usi civici, un diritto riconosciuto dalla legge. E un pascolo curato sembra fare bene anche ai torrenti che lo attraversano. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoMalga o alpeggio? Due parole spesso scambiateChi sale in montagna d’estate e vede mucche al pascolo tende a chiamare “malga” tutto quello che vede: il prato, la mandria, la baracca di pietra col fumo del camino. Secondo la voce che l’Enciclopedia Italiana Treccani dedica al termine, però, “malga” nell’uso tecnico delle Alpi orientali (Trentino, Bellunese, Cadore) indica tre cose insieme: il pascolo alpino in quota, il gruppo di bestiame che vi viene portato, e la costruzione rustica — parte in muratura, parte in legno — che serve da dimora temporanea per animali e persone durante l’estate. L’alpeggio è un’altra faccenda: è il nome della pratica, non del luogo. Il vocabolario Treccani lo definisce come l’esercizio del pascolo del bestiame in montagna (non solo sulle Alpi, anche su Appennini, Pirenei e Carpazi) da quote di circa 1.000 metri fino a 2.300-2.500 metri, in un periodo che va tipicamente da fine maggio a metà settembre, pur variando con altitudine, esposizione e vegetazione dei pascoli. I sinonimi tecnici sono monticazione ed estatatura: parole diverse per lo stesso gesto, la salita stagionale del bestiame verso il fresco. La distinzione conta anche per i nomi regionali: quello che in Trentino si chiama malga (o casera, termine che in certe zone come l’Altopiano dei Sette Comuni e la Valsugana coincide proprio con “malga”) diventa gias in Piemonte, Alm in Alto Adige e Sudtirolo, mont in Friuli. La parola cambia da zona a zona, ma il posto resta lo stesso: un insediamento stagionale dove pastori e mandrie vivono per tutta l’estate.
La stagione: dal fondovalle alla quota e ritornoIl calendario dell’alpeggio segue le stagioni più che quello civile. Si sale quando l’erba di quota è pronta, di solito tra fine maggio e giugno, e si scende quando il freddo la rende di nuovo povera, verso metà settembre. In Trentino la discesa ha un nome e una festa propria, la Desmontegada; in Valle d’Aosta si chiama Désarpa. Sono cortei di paese, con il bestiame adornato che rientra a valle, ma segnano anche la chiusura di una stagione di lavoro. Le quote operative variano da zona a zona: il CAI, nella testata Lo Scarpone, indica per le malghe un intervallo tipico tra 1.600 e 2.200 metri, coerente con il range più ampio riportato da Treccani per l’alpeggio in generale. Sulla dimensione della mandria, una malga delle Alpi orientali ospita in media da 25-30 a 200-250 capi di bovini, occasionalmente anche ovini e suini, a seconda dell’estensione del terreno disponibile. Il lavoro in casera: dove nasce il formaggio di quotaDentro, o accanto, alla malga c’è la casera: il locale dove il malghese munge, lavora il latte e spesso vive per l’intera stagione. Gli animali, quando non sono nella pendana che li ripara, pascolano nel campigol, la zona più vicina alla cascina, arricchita naturalmente dal loro stesso letame. Il legame tra alpeggio e caseificazione non è solo folklore: diverse denominazioni protette lo hanno messo per iscritto. Il disciplinare della Fontina DOP, aggiornato a settembre 2023, prevede la menzione specifica “alpeggio”, riservata alle forme ottenute esclusivamente da latte munto in siti di alpeggio: per riconoscerle, il disciplinare prevede una placchetta di caseina verde con codice dedicato e uno stampo del produttore con una propria numerazione. L’Asiago DOP ha seguito una strada simile con la categoria “Prodotto della Montagna”, istituita indicativamente tra il 2006 e il 2007 e poi riconosciuta dall’Unione Europea, che richiede allevamento e lavorazione sopra i 600 metri. Secondo i dati del consorzio di tutela riportati da Il Sole 24 Ore (in un articolo che li riferisce a circa dieci anni dall’istituzione, quindi indicativamente al 2017), la produzione di forme “di montagna” era passata da 37.292 nel 2013 a 61.038 nel 2016, un aumento del 63%, arrivando a pesare il 32% sul totale delle aziende produttrici alla data dell’articolo. Di chi sono i pascoliUn’idea diffusa è che i pascoli alpini siano terra libera, senza un proprietario preciso. Non è così, anche se la proprietà spesso non è individuale. Su larga parte delle Alpi i pascoli, i boschi e le stesse malghe sono soggetti a “usi civici”: diritti che una collettività di abitanti esercita in quanto membri della comunità, non in quanto proprietari singoli. La legge 168 del 20 novembre 2017 ha chiarito la natura di questi beni, riconoscendoli come proprietà collettiva perpetua invece che come semplici beni pubblici. In Trentino le Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico Frazionale (ASUC), istituite nel 1952, gestiscono questi beni secondo un quadro normativo provinciale più volte riscritto nel tempo. Il Piemonte offre un dato concreto sulla scala del fenomeno: la Regione censisce 305.000 ettari di pascoli alpini, pari a circa un terzo della superficie agricola regionale, di cui il 42% è di proprietà pubblica. La concessione degli alpeggi pubblici segue la legge regionale 6/2013, e ogni alpeggio ha un proprio Piano Pastorale Foraggero, che stabilisce carico zootecnico minimo e massimo, calendario di pascolamento e cartografia di supporto.
Un pascolo curato fa bene anche al torrenteC’è un ultimo tassello, meno intuitivo, che riguarda l’ambiente. Un gruppo di ricerca di Eurac Research (Istituto per l’Ambiente Alpino) ha analizzato 15 torrenti in Alto Adige, esaminando circa 70 generi e specie di macroinvertebrati acquatici in quattro tipi di habitat: rocce sopra i 2.000 metri, pascoli in quota intorno ai 2.000 metri, boschi di conifere tra 1.500 e 1.600 metri, pascoli di fondovalle tra 1.000 e 1.200 metri. Lo studio, pubblicato sulla rivista Freshwater Biology nel gennaio 2020, ha trovato che i torrenti che attraversano zone pascolate ospitano una maggiore varietà di organismi e funzioni ecologiche rispetto a quelli tra rocce o boschi, indipendentemente dall’altitudine. La fonte collega questo dato a un’implicazione più ampia: l’abbandono dei pascoli d’alta quota, insieme all’innalzamento del limite del bosco legato ai cambiamenti climatici (lo stesso effetto serra che riscalda anche le Alpi) rischierebbe di ridurre nel tempo la biodiversità dei torrenti alpini. È un’associazione osservata tra pascolo attivo e ricchezza ecologica, non una legge universale: basta comunque a spiegare perché, oltre che di fermentazione del latte e forme di formaggio, chi si occupa di malghe parli sempre più spesso anche di manutenzione del paesaggio. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la differenza tra malga e alpeggio?La malga è il pascolo alpino, la mandria portata in quota e la costruzione dove si vive e si lavora il latte durante l'estate; l'alpeggio è invece la pratica stagionale in sé, cioè l'atto di portare il bestiame a pascolare in montagna, da circa 1.000 a 2.300-2.500 metri. Cosa significa monticazione?È il nome tecnico, insieme a "estatatura", della salita stagionale del bestiame dal fondovalle ai pascoli di montagna, che avviene di solito da fine maggio a metà settembre. Perché alcuni formaggi si chiamano "d'alpeggio"?Perché il disciplinare della denominazione protetta riserva quella menzione al latte munto in siti di alpeggio durante l'estate. Nel caso della Fontina, il disciplinare di settembre 2023 richiede che il latte provenga esclusivamente da questi siti, identificati da una placchetta di caseina verde e da uno stampo dedicato del produttore. Cos'è la Desmontegada?È la festa tradizionale che, in Trentino, segna la fine della stagione d'alpeggio, quando il bestiame scende a valle in corteo; in Valle d'Aosta la stessa festa si chiama Désarpa. Le malghe e i pascoli alpini di chi sono?Dipende dai casi. Molti pascoli sono di proprietà pubblica (in Piemonte il 42% del totale) oppure appartengono a collettività di abitanti attraverso gli usi civici, un diritto riconosciuto dalla legge come proprietà collettiva, distinto dalla proprietà privata individuale. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |

















