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Influencer virtuali: chi sono i creator generati dall'IA | ||||||||||||||||
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Influencer virtuali: chi sono i creator generati dall'IACosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoGli influencer virtuali sono personaggi digitali costruiti da un'agenzia o da uno studio, con un volto, una voce e una biografia, che pubblicano contenuti sui social come farebbe una persona reale. Il fenomeno non è recente: l'account di Lil Miquela è attivo dal 23 aprile 2016 e Shudu Gram è comparsa il 22 aprile 2017, anni prima del boom pubblico dell'IA generativa. Alcuni di questi profili lavorano con marchi noti: Miquela ha collaborato con Calvin Klein e Prada, mentre l'agenzia spagnola The Clueless ha creato Aitana López al posto di modelle e influencer umane giudicate poco affidabili. Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha aggiornato nel 2023 le regole sulla pubblicità includendo esplicitamente gli influencer virtuali tra i contenuti da segnalare come sponsorizzati. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUn influencer virtuale non è una persona che usa un filtro, ma un personaggio digitale a tutti gli effetti: ha un nome, una biografia, un’estetica riconoscibile e un profilo social aggiornato con regolarità da chi lo ha creato. Dietro il profilo non c’è una persona che si fotografa, ma un’agenzia o uno studio che scrive la storia del personaggio, ne cura l’aspetto e pubblica contenuti come farebbe un vero creator. È un fenomeno diverso, per intento, dalle app che permettono a chiunque di generarsi un proprio ritratto con l’intelligenza artificiale generativa: lì l’utente resta sé stesso con un filtro nuovo, qui nasce un personaggio di finzione che vive di vita propria sui social. I pionieri: prima del boom dell’IA generativaIl fenomeno è più vecchio di quanto sembri. Lil Miquela ha un account Instagram attivo dal 23 aprile 2016, creato dall’agenzia Brud (fondata da Trevor McFedries e Sara DeCou, poi acquisita da Dapper Labs alla fine del 2021). Shudu Gram, presentata nella sua bio come “la prima supermodella digitale del mondo”, è comparsa il 22 aprile 2017: l’ha creata Cameron-James Wilson, fondatore dell’agenzia The Diigitals, che ha raccontato di averla realizzata “da un PC da gioco molto economico, in un capanno nel giardino di mia madre”. Entrambi i profili sono nati anni prima della diffusione di massa degli strumenti di IA generativa per il grande pubblico.
Perché un’agenzia costruisce un personaggio invece di ingaggiare una personaIl caso più esplicito è quello di Aitana López, la modella virtuale spagnola creata dall’agenzia The Clueless. Il cofondatore Rubén Cruz ha spiegato la scelta con un ragionamento economico e organizzativo: “Lo abbiamo fatto per poterci guadagnare da vivere meglio, senza dipendere da altre persone con degli ego”. L’agenzia ha raccontato di aver trovato modelle e influencer umane troppo inaffidabili e difficili da gestire.
Non tutti i casi raggiungono cifre di quell’ordine, ma quando funzionano possono generare ricavi paragonabili a quelli di una campagna con influencer umani, con meno variabili da gestire: nessun ritardo, nessuna dichiarazione fuori luogo, nessun contratto da rinegoziare per un cambio di agente. Come si costruisce un personaggio del genereUn influencer virtuale nasce da tre pezzi che devono restare coerenti nel tempo. Il primo è la biografia: età, città, personalità e persino un tono di voce scritti prima ancora di pubblicare la prima immagine — la bio di Miquela, per esempio, la descrive come un “robot in cerca di cambiamento”. Il secondo è l’aspetto: un modello digitale del volto e del corpo, costruito con tecniche di grafica e di generazione delle immagini che si appoggiano anche alle reti neurali usate nei sistemi di IA generativa. Il terzo è il flusso dei contenuti: foto, video, “confessional” e in alcuni casi musica, pubblicati con la costanza di un vero profilo, non come una serie di immagini isolate. Capire a fondo cosa distingue questi personaggi da un semplice prodotto grafico aiuta anche a leggere meglio il dibattito più ampio sull’intelligenza artificiale: qui l’IA non genera solo un’immagine, ma sostiene un personaggio che continua a “esistere” giorno dopo giorno. Le regole della pubblicità non sparisconoUn dubbio ricorrente è se le norme sulla pubblicità si applichino anche a un personaggio che non esiste fisicamente. Negli Stati Uniti la risposta è arrivata nel 2023: la Federal Trade Commission ha rivisto le sue Endorsement Guides “cambiando la definizione di ‘endorsement’ per chiarire fino a che punto include le recensioni false, gli influencer virtuali e i tag sui social media”, come si legge nel comunicato ufficiale del 29 giugno 2023. È una norma statunitense specifica, non un principio universale, ma segna una scelta di campo: essere digitali non basta a uscire dal perimetro della trasparenza pubblicitaria. Chi guarda contenuti sponsorizzati sui social, umani o virtuali, trova nella capacità di riconoscere un post costruito ad arte — lo stesso allenamento utile per distinguere le fake news — uno strumento che vale su entrambi i fronti. Un mercato che cresce, con cautelaQuanto vale, nel complesso, questo fenomeno? Secondo la società di ricerche di mercato SNS Insider, il mercato mondiale dei virtual influencer valeva 8 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 11,2 miliardi già nel 2026 e una crescita media annua del 40% fino al 2035, anno in cui il report stima un valore di 231,4 miliardi di dollari. Sono numeri da trattare come quello che sono: proiezioni commerciali di una società di ricerca, non dati statistici ufficiali, e su un mercato nuovo le stime a dieci anni portano margini di incertezza ampi. Restano comunque un segnale della direzione presa da agenzie e brand, in un settore che nel 2016 non aveva nemmeno un nome condiviso. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 6 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteUn influencer virtuale è la stessa cosa di un filtro per selfie?No: un filtro modifica una foto già scattata, mentre un influencer virtuale è un personaggio gestito nel tempo da un'agenzia o da uno studio. Gli influencer virtuali guadagnano soldi veri?Sì. Secondo Harvard Business Review, Lil Miquela guadagna in media 2 milioni di dollari l'anno; l'agenzia The Clueless ha dichiarato per Aitana López un guadagno medio di 3.000 euro al mese nel 2023, con punte di 10.000 euro. Serve dichiarare che un contenuto è stato pubblicato da un influencer virtuale?Negli Stati Uniti sì: dal 2023 la Federal Trade Commission include esplicitamente i virtual influencer tra i soggetti coperti dalle regole sulla trasparenza degli endorsement pubblicitari. Da quando esistono gli influencer virtuali?Da prima del boom dell'IA generativa: l'account di Lil Miquela esiste dal 2016 e quello di Shudu Gram dal 2017. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













