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Sonetto shakespeariano: struttura e schema delle rime |
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Sonetto shakespeariano: struttura e schema delle rimeCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. In 30 secondi lettura lampoIl sonetto shakespeariano è la variante inglese del sonetto, resa celebre da William Shakespeare nei suoi 154 componimenti pubblicati nel 1609. È fatto di tre quartine e un distico finale, con schema di rime ABAB CDCD EFEF GG, diverso da quello petrarchesco che divide il testo in un'ottava e una sestina. Il distico finale porta la svolta di senso del sonetto, spesso come conclusione, amplificazione o confutazione di quanto detto prima. La struttura nasce dal lavoro di Thomas Wyatt ed Henry Howard, conte di Surrey, che adattarono in Inghilterra la forma petrarchesca prima ancora che Shakespeare la usasse. Punti Chiave
L'ApprofondimentoIl sonetto è una forma poetica di 14 versi che nei secoli ha preso strade diverse a seconda della lingua e dell’autore: in lo schema generale del sonetto trovi la cornice complessiva, qui ci si concentra sulla variante che William Shakespeare portò al suo apice in Inghilterra. Quella versione ha uno schema di rime tutto suo, diverso da quello nato in Italia con Francesco Petrarca. Il sonetto shakespeariano è composto da tre quartine e un distico finale, per un totale di 14 versi in pentametro giambico. Lo schema delle rime è ABAB CDCD EFEF GG: ogni quartina alterna due rime diverse, poi il distico finale chiude con una rima baciata, GG, che spicca rispetto al resto del componimento. È una struttura additiva, quasi a gradini: tre blocchi che si susseguono, ciascuno con la propria coppia di rime, prima del colpo finale del distico. Il distico finale non è un semplice completamento metrico. Secondo il glossario dell’Academy of American Poets, in questi due versi il poeta arriva spesso a una conclusione, a un’amplificazione o persino a una confutazione di quanto detto nelle tre quartine precedenti: è lì che si concentra la volta, lo spostamento di senso del sonetto. Nel sonetto nato con Petrarca e il Canzoniere la struttura è diversa: un’ottava a rime incrociate ABBA ABBA, seguita da una sestina che nella tradizione può chiudersi CDECDE o CDCDCD. Petrarca stesso, secondo Treccani, alternò questa forma con varianti come ABAB BABA o ABAB BAAB nell’ottava, con preferenza per lo schema CDE CDE nelle terzine; lo schema ABBA ABBA che comunemente si considera “il” sonetto petrarchesco è in realtà un’evoluzione consolidata verso la fine del Duecento, non la forma con cui la tradizione italiana era partita. Cambia anche il punto in cui il testo gira: nel sonetto italiano la volta cade tra l’ottavo e il nono verso, tra ottava e sestina, mentre in quello shakespeariano si sposta più avanti, nel distico finale. La trasformazione dalla forma italiana a quella inglese non fu opera di Shakespeare. Fu Thomas Wyatt a introdurre il sonetto petrarchesco in Inghilterra nel primo Cinquecento; secondo Treccani, con Wyatt le due terzine della sestina italiana diventano una quartina più un distico, il primo passo verso la struttura che si chiama shakespeariana. Fu poi Henry Howard, conte di Surrey, a modificare ulteriormente il petrarchesco fino a fissare la sequenza di tre quartine e distico con lo schema ABAB CDCD EFEF GG: una struttura che porta il nome di Shakespeare non perché lui l’abbia inventata, ma perché l’ha resa celebre con i suoi 154 sonetti, pubblicati nel 1609 con un’enigmatica dedica firmata, presumibilmente, dal editore Thomas Thorpe. Tre sonetti di Shakespeare restano tra i più letti e mostrano da soli come lavora il distico finale. Il Sonetto 18 rovescia la promessa dei sonetti precedenti, che esortavano il giovane destinatario a sposarsi e avere figli per tramandare la propria bellezza: qui è la poesia stessa a garantire l’immortalità di quella bellezza, e il distico lo dichiara senza mezzi termini. Il Sonetto 116 usa il distico per sigillare una definizione assoluta dell’amore vero, descritto come immutabile ed eterno, un punto fermo che non cede alle tempeste né si piega al tempo. Il Sonetto 130 lavora diversamente: rovescia una per una le immagini convenzionali della poesia d’amore elisabettiana, occhi come il sole, labbra come corallo, per poi ribaltare tutto nel distico, dichiarando un amore raro proprio perché non si affida a quelle false comparazioni.
I 154 sonetti non formano una raccolta di componimenti isolati. Secondo la Folger Shakespeare Library, il libro si apre con 17 sonetti che esortano un giovane a sposarsi, prosegue con un lungo blocco, fino al sonetto 126, che dichiara l’amore del poeta per lo stesso giovane, e si chiude con 28 sonetti dedicati a o riguardanti una donna presentata come oscura e infida. Lo schema delle rime resta lo stesso in tutti e 154 i sonetti, indipendentemente dal tema o dal destinatario. Falsi miti
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Domande e risposteIn cosa differisce il sonetto shakespeariano dal sonetto petrarchesco?Nella divisione dei versi e nello schema delle rime: quello petrarchesco ha un'ottava ABBA ABBA e una sestina CDECDE (o CDCDCD), quello shakespeariano ha tre quartine ABAB CDCD EFEF e un distico finale GG. Cambia anche dove cade la volta, cioè lo spostamento di senso: nel sonetto italiano tra ottava e sestina, in quello shakespeariano nel distico finale. Cos'è la volta in un sonetto?È il punto in cui il componimento cambia direzione, spostando l'argomento o la prospettiva rispetto a quanto detto prima. Nel sonetto italiano cade tra l'ottavo e il nono verso; in quello shakespeariano si concentra nel distico finale, dove il poeta spesso conclude, amplifica o addirittura ribalta le tre quartine precedenti. Qual è lo schema delle rime del sonetto shakespeariano?ABAB CDCD EFEF GG: tre quartine a rime alternate seguite da un distico a rima baciata, su un totale di 14 versi in pentametro giambico. Di cosa parlano i sonetti di Shakespeare?Sono 154 componimenti pubblicati nel 1609: i primi 17 esortano un giovane uomo a sposarsi e avere figli, i successivi (fino al 126) dichiarano l'amore del poeta per lo stesso giovane, e gli ultimi 28 riguardano una donna presentata come oscura e infida. Perché il Sonetto 130 di Shakespeare è così famoso?Perché rovescia sistematicamente le immagini convenzionali della poesia d'amore dell'epoca (occhi come il sole, labbra come corallo) con negazioni realistiche, per poi dichiarare nel distico finale che il suo amore è raro proprio perché non si affida a quelle false comparazioni. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |