Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Sonetto shakespeariano: struttura e schema delle rime
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Letteratura

    Sonetto shakespeariano: struttura e schema delle rime

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 17 settembre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Approfondimento Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    Il sonetto shakespeariano è la variante inglese del sonetto, resa celebre da William Shakespeare nei suoi 154 componimenti pubblicati nel 1609. È fatto di tre quartine e un distico finale, con schema di rime ABAB CDCD EFEF GG, diverso da quello petrarchesco che divide il testo in un'ottava e una sestina. Il distico finale porta la svolta di senso del sonetto, spesso come conclusione, amplificazione o confutazione di quanto detto prima. La struttura nasce dal lavoro di Thomas Wyatt ed Henry Howard, conte di Surrey, che adattarono in Inghilterra la forma petrarchesca prima ancora che Shakespeare la usasse.

    Punti Chiave

    • Lo schema delle rime del sonetto shakespeariano è ABAB CDCD EFEF GG: tre quartine più un distico finale a rima baciata.
    • Il sonetto ha 14 versi in pentametro giambico, come il sonetto italiano ma con un metro diverso.
    • La volta, cioè lo spostamento di senso del componimento, cade nel distico finale, non tra ottava e sestina come nel sonetto petrarchesco.
    • Fu Thomas Wyatt a introdurre il sonetto petrarchesco in Inghilterra; Henry Howard, conte di Surrey, ne fissò la struttura in tre quartine e distico.
    • I 154 sonetti di Shakespeare furono pubblicati nel 1609 con una dedica enigmatica firmata, presumibilmente, dal editore Thomas Thorpe.
    • I sonetti 18, 116 e 130 sono tra i più letti e mostrano tre usi diversi del distico finale: immortalare, definire, ribaltare.

    L'Approfondimento

    Il sonetto è una forma poetica di 14 versi che nei secoli ha preso strade diverse a seconda della lingua e dell’autore: in lo schema generale del sonetto trovi la cornice complessiva, qui ci si concentra sulla variante che William Shakespeare portò al suo apice in Inghilterra. Quella versione ha uno schema di rime tutto suo, diverso da quello nato in Italia con Francesco Petrarca.

    Il sonetto shakespeariano è composto da tre quartine e un distico finale, per un totale di 14 versi in pentametro giambico. Lo schema delle rime è ABAB CDCD EFEF GG: ogni quartina alterna due rime diverse, poi il distico finale chiude con una rima baciata, GG, che spicca rispetto al resto del componimento. È una struttura additiva, quasi a gradini: tre blocchi che si susseguono, ciascuno con la propria coppia di rime, prima del colpo finale del distico.

    Il distico finale non è un semplice completamento metrico. Secondo il glossario dell’Academy of American Poets, in questi due versi il poeta arriva spesso a una conclusione, a un’amplificazione o persino a una confutazione di quanto detto nelle tre quartine precedenti: è lì che si concentra la volta, lo spostamento di senso del sonetto.

    Nel sonetto nato con Petrarca e il Canzoniere la struttura è diversa: un’ottava a rime incrociate ABBA ABBA, seguita da una sestina che nella tradizione può chiudersi CDECDE o CDCDCD. Petrarca stesso, secondo Treccani, alternò questa forma con varianti come ABAB BABA o ABAB BAAB nell’ottava, con preferenza per lo schema CDE CDE nelle terzine; lo schema ABBA ABBA che comunemente si considera “il” sonetto petrarchesco è in realtà un’evoluzione consolidata verso la fine del Duecento, non la forma con cui la tradizione italiana era partita. Cambia anche il punto in cui il testo gira: nel sonetto italiano la volta cade tra l’ottavo e il nono verso, tra ottava e sestina, mentre in quello shakespeariano si sposta più avanti, nel distico finale.

    La trasformazione dalla forma italiana a quella inglese non fu opera di Shakespeare. Fu Thomas Wyatt a introdurre il sonetto petrarchesco in Inghilterra nel primo Cinquecento; secondo Treccani, con Wyatt le due terzine della sestina italiana diventano una quartina più un distico, il primo passo verso la struttura che si chiama shakespeariana. Fu poi Henry Howard, conte di Surrey, a modificare ulteriormente il petrarchesco fino a fissare la sequenza di tre quartine e distico con lo schema ABAB CDCD EFEF GG: una struttura che porta il nome di Shakespeare non perché lui l’abbia inventata, ma perché l’ha resa celebre con i suoi 154 sonetti, pubblicati nel 1609 con un’enigmatica dedica firmata, presumibilmente, dal editore Thomas Thorpe.

    Tre sonetti di Shakespeare restano tra i più letti e mostrano da soli come lavora il distico finale. Il Sonetto 18 rovescia la promessa dei sonetti precedenti, che esortavano il giovane destinatario a sposarsi e avere figli per tramandare la propria bellezza: qui è la poesia stessa a garantire l’immortalità di quella bellezza, e il distico lo dichiara senza mezzi termini. Il Sonetto 116 usa il distico per sigillare una definizione assoluta dell’amore vero, descritto come immutabile ed eterno, un punto fermo che non cede alle tempeste né si piega al tempo. Il Sonetto 130 lavora diversamente: rovescia una per una le immagini convenzionali della poesia d’amore elisabettiana, occhi come il sole, labbra come corallo, per poi ribaltare tutto nel distico, dichiarando un amore raro proprio perché non si affida a quelle false comparazioni.

    Esempio pratico: nel distico del Sonetto 18 il poeta scrive che finché ci saranno uomini capaci di respirare o occhi capaci di vedere, i suoi versi vivranno e daranno vita al soggetto del sonetto: la rima baciata GG chiude l’argomento con un’affermazione netta, dopo tre quartine di premesse.

    I 154 sonetti non formano una raccolta di componimenti isolati. Secondo la Folger Shakespeare Library, il libro si apre con 17 sonetti che esortano un giovane a sposarsi, prosegue con un lungo blocco, fino al sonetto 126, che dichiara l’amore del poeta per lo stesso giovane, e si chiude con 28 sonetti dedicati a o riguardanti una donna presentata come oscura e infida. Lo schema delle rime resta lo stesso in tutti e 154 i sonetti, indipendentemente dal tema o dal destinatario.

    Falsi miti

    • ✗ Mito Il sonetto shakespeariano è solo un altro nome per il sonetto di Petrarca, con la stessa struttura.

      ✓ Realtà Le due forme condividono i 14 versi e il pentametro (o l'endecasillabo, in italiano), ma si dividono in modo diverso: il sonetto italiano ha un'ottava e una sestina con la volta tra l'ottavo e il nono verso, quello shakespeariano ha tre quartine e un distico finale, con la volta spostata proprio in quel distico.

    • ✗ Mito Lo schema ABBA ABBA è la forma originaria con cui Petrarca scriveva i suoi sonetti.

      ✓ Realtà Secondo Treccani, lo schema a rime incrociate ABBA ABBA si affermò come forma prevalente solo verso la fine del Duecento; lo stesso Petrarca usò anche altri schemi nell'ottava, come ABAB BABA o ABAB BAAB, con preferenza per CDE CDE nelle terzine.

    • ✗ Mito I 154 sonetti di Shakespeare parlano tutti della stessa donna amata.

      ✓ Realtà Solo l'ultimo blocco, 28 sonetti, riguarda una donna presentata come oscura e infida; i primi 126 sono indirizzati o riferiti a un giovane uomo, e i primi 17 in particolare lo esortano a sposarsi e avere figli.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Sonetto shakespeariano: struttura e schema delle rime
    • Sonetto shakespeariano
      • Struttura
        • 14 versi in pentametro giambico
        • Tre quartine e un distico finale
      • Schema delle rime
        • ABAB CDCD EFEF GG
        • Rime alternate nelle quartine
        • Distico a rima baciata
      • La volta Lo spostamento di senso del sonetto
        • Cade nel distico finale
        • Conclusione, amplificazione o confutazione
      • Confronto col sonetto petrarchesco
        • Ottava ABBA ABBA e sestina CDECDE
        • Volta tra ottavo e nono verso
      • Storia della forma inglese
        • Thomas Wyatt introduce il petrarchesco in Inghilterra
        • Henry Howard, conte di Surrey, fissa la struttura shakespeariana
      • Esempi celebri
        • Sonetto 18
        • Sonetto 116
        • Sonetto 130

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Quale schema di rime caratterizza il sonetto shakespeariano?

    Tre quartine a rime alternate (ABAB, CDCD, EFEF) seguite da un distico a rima baciata (GG): è lo schema che distingue il sonetto shakespeariano da quello petrarchesco.

    2 Da cosa è composto il sonetto shakespeariano?

    La struttura in tre quartine più distico è la caratteristica che separa il sonetto inglese da quello italiano, diviso invece in ottava e sestina.

    3 Dove cade la volta nel sonetto petrarchesco, secondo il glossario di Poets.org?

    La volta italiana cade tra l'ottava e la sestina, cioè tra l'ottavo e il nono verso; in quello shakespeariano si sposta invece nel distico finale.

    4 Vero o falso: nel sonetto shakespeariano il distico finale ha spesso la funzione di concludere, amplificare o persino confutare quanto detto nelle tre quartine precedenti.

    È proprio la funzione descritta nel glossario di Poets.org: il distico non è un semplice completamento metrico, ma il punto dove il sonetto prende posizione.

    5 Chi, secondo le fonti, introdusse per primo il sonetto petrarchesco in Inghilterra?

    Fu Thomas Wyatt, nel primo Cinquecento, a portare in Inghilterra il sonetto petrarchesco; fu poi Surrey a modificarlo nella struttura che diventerà shakespeariana.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-A · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 8

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Il sonetto shakespeariano è la variante inglese del sonetto, resa celebre da William Shakespeare nei suoi 154 componimenti pubblicati nel 1609. È fatto di tre quartine e un distico finale, con schema di rime ABAB CDCD EFEF GG, diverso da quello petrarchesco che divide il testo in un'ottava e una sestina. Il distico finale porta la svolta di senso del sonetto, spesso come conclusione, amplificazione o confutazione di quanto detto prima. La struttura nasce dal lavoro di Thomas Wyatt ed Henry Howard, conte di Surrey, che adattarono in Inghilterra la forma petrarchesca prima ancora che Shakespeare la usasse.

    Domande e risposte

    In cosa differisce il sonetto shakespeariano dal sonetto petrarchesco?

    Nella divisione dei versi e nello schema delle rime: quello petrarchesco ha un'ottava ABBA ABBA e una sestina CDECDE (o CDCDCD), quello shakespeariano ha tre quartine ABAB CDCD EFEF e un distico finale GG. Cambia anche dove cade la volta, cioè lo spostamento di senso: nel sonetto italiano tra ottava e sestina, in quello shakespeariano nel distico finale.

    Cos'è la volta in un sonetto?

    È il punto in cui il componimento cambia direzione, spostando l'argomento o la prospettiva rispetto a quanto detto prima. Nel sonetto italiano cade tra l'ottavo e il nono verso; in quello shakespeariano si concentra nel distico finale, dove il poeta spesso conclude, amplifica o addirittura ribalta le tre quartine precedenti.

    Qual è lo schema delle rime del sonetto shakespeariano?

    ABAB CDCD EFEF GG: tre quartine a rime alternate seguite da un distico a rima baciata, su un totale di 14 versi in pentametro giambico.

    Di cosa parlano i sonetti di Shakespeare?

    Sono 154 componimenti pubblicati nel 1609: i primi 17 esortano un giovane uomo a sposarsi e avere figli, i successivi (fino al 126) dichiarano l'amore del poeta per lo stesso giovane, e gli ultimi 28 riguardano una donna presentata come oscura e infida.

    Perché il Sonetto 130 di Shakespeare è così famoso?

    Perché rovescia sistematicamente le immagini convenzionali della poesia d'amore dell'epoca (occhi come il sole, labbra come corallo) con negazioni realistiche, per poi dichiarare nel distico finale che il suo amore è raro proprio perché non si affida a quelle false comparazioni.

    Fonti consultate

    • Folger Shakespeare Library, "About Shakespeare's Sonnets"
    • Poets.org (Academy of American Poets), "Sonnet"
    • Treccani, Enciclopedia online, voce "Sonetto"
    • Folger Shakespeare Library, Sonetto 18
    • Folger Shakespeare Library, Sonetto 116
    • Folger Shakespeare Library, Sonetto 130

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Letteratura Carlo Goldoni e la riforma della commedia: mappa concettuale Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707 e muore a Parigi nel 1793, dopo essersi laureato in diritto a Padova ed essere diventato avvocato veneziano. Prima di lui il teatro comico italiano vive soprattutto di commedia dell'arte, con canovacci non scritti e maschere fisse come Arlecchino. Goldoni sposta il baricentro verso testi scritti per intero e personaggi che assomigliano a persone reali invece che a maschere stereotipate: la svolta prende forma con «La donna di garbo» e si allarga negli anni Cinquanta del Settecento. Il cambiamento avviene per gradi: alcune commedie di passaggio hanno solo tre o quattro scene per atto scritte per intero, mentre il resto resta improvvisato. Leggi il Recap →
    • Letteratura Torquato Tasso: vita del poeta e riassunto della Gerusalemme Liberata Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544 e muore a Roma nel 1595, dopo una vita passata quasi interamente al servizio della corte estense di Ferrara. Il suo capolavoro è la Gerusalemme Liberata, un poema in venti canti sulla prima crociata e la conquista di Gerusalemme, pubblicato nella sua forma definitiva nel 1581 dopo una gestazione durata oltre vent'anni. Al centro della vicenda c'è Goffredo di Buglione, che guida l'esercito cristiano, ma il racconto si apre di continuo a storie private di amore e dovere: il guerriero Tancredi, la maga Armida, il paladino Rinaldo. Nel 1593 Tasso pubblicò una revisione più severa dal titolo Gerusalemme Conquistata, che però non ha mai scalzato la fortuna della prima versione. Leggi il Recap →
    • Letteratura Gabriele D'Annunzio: vita, opere e mappa concettuale del Decadentismo Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 e si forma al Collegio Cicognini di Prato, dove resta sette anni fino alla licenza del 1881. Negli anni Ottanta dell'Ottocento vive un'intensa vita mondana tra redazioni giornalistiche e salotti eleganti, mentre scrive il romanzo Il Piacere, pubblicato nel 1889, e più tardi le Laudi, quattro volumi (1903-1912) i cui primi tre libri segnano il vertice della sua ricerca poetica, con Alcyone come volume più apprezzato dalla critica. Secondo Treccani, solo con D'Annunzio la letteratura italiana stabilisce un contatto pieno con le correnti decadenti nate in Francia attorno al 1885-1886 sull'esempio di Baudelaire, ed è per questo considerato il maggiore esponente italiano della corrente. Nella sua vita si intrecciano anche il legame con l'attrice Eleonora Duse e, negli anni Venti del Novecento, un rapporto con Benito Mussolini a cui, per stessa valutazione di Mussolini, non fu mai riconosciuto un peso politico reale. Muore improvvisamente il 1° marzo 1938 nella sua residenza del Vittoriale. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy