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    Migrazioni climatiche: perché chi fugge dal clima non ha uno status legale

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 19 settembre 2026

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    Le migrazioni climatiche sono gli spostamenti di persone che lasciano la propria casa, dentro o fuori dai confini nazionali, per eventi climatici improvvisi o per cambiamenti ambientali progressivi. Alcune regioni rischiano di diventare inabitabili non per una causa sola, ma per la combinazione di più fattori: la scarsità d'acqua, il calo della produttività agricola e l'innalzamento del livello del mare. Secondo la Banca Mondiale, entro il 2050 oltre 216 milioni di persone potrebbero doversi spostare dentro il proprio Paese per queste ragioni. Il diritto internazionale, però, non ha ancora uno status legale riconosciuto per chi fugge dal clima: la Convenzione di Ginevra del 1951 protegge solo chi teme persecuzioni per razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinione politica, e il clima non è tra questi cinque motivi.

    Punti Chiave

    • Le migrazioni climatiche comprendono sia chi si sposta dentro il proprio Paese sia chi lo fa oltre confine, per cause ambientali improvvise o progressive.
    • Nessuna regione diventa inabitabile per un solo motivo: stress idrico, calo dei raccolti e innalzamento del mare si sommano.
    • La proiezione della Banca Mondiale, oltre 216 milioni di persone entro il 2050, riguarda solo la migrazione interna, non quella tra Stati.
    • La Convenzione di Ginevra del 1951 elenca cinque motivi di persecuzione per lo status di rifugiato: il cambiamento climatico non è tra questi.
    • Il caso Teitiota (2020) ha aperto un principio limitato sul non-refoulement, non uno status di rifugiato climatico.
    • IOM e UNHCR evitano il termine «rifugiato climatico» perché lo considerano fuorviante e privo di fondamento nel diritto internazionale.

    I numeri chiave

    • 216 milioni Persone che potrebbero spostarsi dentro i confini del proprio Paese entro il 2050, per stress idrico, calo della produttività agricola e innalzamento del mare. Fonte: Banca Mondiale, Groundswell Part 2, proiezione al 2050 (2021)
    • 86 milioni La quota della stessa proiezione al 2050 attribuita all'Africa subsahariana, la regione più esposta secondo lo studio. Fonte: Banca Mondiale, Groundswell Part 2, proiezione al 2050 (2021)
    • 13,6 milioni Persone ancora sfollate per disastri nel mondo a fine 2025, il 37% in più rispetto al 2024: è uno stock, non nuovi eventi dell'anno. Fonte: IDMC, Global Report on Internal Displacement 2026 (dati 2025)

    L'Approfondimento

    Cosa sono le migrazioni climatiche

    Le migrazioni climatiche sono gli spostamenti di persone che lasciano la propria casa a causa di un evento climatico improvviso, come un’alluvione o un ciclone, oppure di un cambiamento ambientale che avanza più lentamente, come la desertificazione. Lo spostamento può restare dentro i confini del proprio Paese oppure attraversare una frontiera internazionale: sono due fenomeni diversi, con conseguenze giuridiche diverse, e la maggior parte delle proiezioni disponibili riguarda solo il primo caso.

    Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), l’agenzia delle Nazioni Unite competente sul tema, la “climate migration” è definita come lo spostamento di una persona o di un gruppo di persone che, per ragioni improvvise o progressive legate al cambiamento climatico, sono costrette a lasciare la propria residenza abituale, o scelgono di farlo, dentro uno Stato o oltre un confine internazionale. È una definizione di lavoro, usata per scopi statistici e operativi, non una norma di diritto internazionale: più avanti si vede perché la distinzione conta.

    Perché una regione diventa inabitabile

    Nessuna regione diventa inabitabile per un solo motivo. Secondo la Banca Mondiale, la migrazione climatica interna nasce dalla combinazione di tre fattori: lo stress idrico, il calo della produttività agricola e l’innalzamento del livello del mare. Le tre pressioni spesso si sovrappongono nella stessa area: una regione costiera può perdere terreno coltivabile per l’acqua salata che risale nelle falde, mentre la stessa siccità che riduce i raccolti rende anche più scarsa l’acqua potabile.

    Esempio pratico: un’area costiera a bassa quota può vedere contemporaneamente i campi resi sterili dal sale che risale dal mare, i pozzi sempre più salmastri e le piogge stagionali sempre più irregolari. Chi lascia quella terra non fugge da un unico evento, ma da tre pressioni che si aggravano a vicenda.

    Le proiezioni: quante persone, quando, dove

    Secondo la Banca Mondiale, oltre 216 milioni di persone potrebbero spostarsi dentro i confini del proprio Paese entro il 2050 per queste ragioni: è una proiezione modellistica, non un conteggio di persone già in movimento, e riguarda solo la migrazione interna. La ripartizione regionale della stessa proiezione indica l’Africa subsahariana come l’area più esposta, con fino a 86 milioni di migranti climatici interni, seguita da Asia orientale e Pacifico (49 milioni) e Asia meridionale (40 milioni). Lo stesso studio osserva che con un’azione coordinata su clima e sviluppo la migrazione proiettata potrebbe ridursi fino all’80%, e che alcuni “hotspot” di migrazione potrebbero emergere già a partire dal 2030.

    I dati sullo sfollamento già avvenuto vengono invece dall’IDMC, il centro di monitoraggio dello sfollamento interno legato al Consiglio Norvegese per i Rifugiati. Secondo l’IDMC, a fine 2025 le persone ancora sfollate nel mondo per disastri erano 13,6 milioni, il 37% in più rispetto al 2024; nello stesso anno, in Asia orientale e nel Pacifico, tifoni e tempeste di fine anno hanno contribuito a circa un terzo degli sfollamenti globali combinati da conflitti e disastri. Va tenuto distinto: questo è lo sfollamento già avvenuto nel 2025, non la proiezione al 2050 di cui sopra.

    Perché non esiste uno status legale

    Chi chiede protezione come rifugiato in base al diritto internazionale deve rientrare nella definizione dell’articolo 1A(2) della Convenzione di Ginevra del 1951: una persona che si trova fuori dal proprio Paese e teme, con fondato timore, di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o opinione politica. Sono cinque motivi, tassativi, e il cambiamento climatico non è tra questi.

    Secondo l’IOM, non esiste una definizione legale per le persone che si spostano per cause ambientali, né una definizione accettata a livello internazionale; i termini “climate refugee” e “environmental refugee” non hanno fondamento nel diritto internazionale dei rifugiati. IOM e UNHCR evitano entrambi questi termini perché li considerano fuorvianti e incapaci di rendere conto di aspetti importanti del fenomeno, per esempio il fatto che gran parte di questi spostamenti resta interna a un solo Paese, dove si applica il diritto di quello Stato e non un trattato internazionale sui rifugiati. È lo stesso motivo per cui capire cos’è una norma giuridica aiuta a orientarsi qui: una definizione di lavoro usata da un’agenzia ONU per fare statistiche non è, da sola, una norma che obbliga gli Stati a riconoscere una protezione.

    Il caso Teitiota: una porta socchiusa, non uno status

    Nel 2020 il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha esaminato il caso di Ioane Teitiota, cittadino di Kiribati espulso dalla Nuova Zelanda dopo che i tribunali neozelandesi avevano respinto la sua richiesta di protezione legata ai rischi dell’innalzamento del mare sul suo Paese. Il Comitato non ha riscontrato una violazione nel caso specifico: il rimpatrio di Teitiota non è stato giudicato illegittimo.

    Il valore della decisione sta nel principio, non nell’esito individuale. Secondo il Comitato, l’obbligo di non espellere o rimpatriare una persona, derivante dal diritto alla vita sancito dal Patto sui diritti civili e politici, può essere più ampio del principio di non-refoulement previsto dal diritto dei rifugiati: un rimpatrio può diventare illegittimo se espone concretamente una persona a un rischio ragionevolmente prevedibile di danno grave, per esempio una condizione di indigenza estrema legata al clima. Secondo le stime disponibili nel 2020, l’innalzamento del mare avrebbe potuto rendere Kiribati inabitabile entro 10-15 anni da quel momento. Resta comunque un principio da applicare caso per caso, non una categoria automatica: il Comitato non ha creato uno status di rifugiato climatico, e la decisione non tocca la Convenzione di Ginevra, che resta un trattato diverso applicato da un organo diverso.

    Chi decide, senza una regola comune

    Senza uno status internazionale condiviso, la risposta alle migrazioni climatiche si costruisce Paese per Paese, con strumenti molto diversi tra loro: permessi umanitari temporanei, programmi di ricollocazione interna, accordi bilaterali. È lo stesso motivo per cui, su scala più ampia, capire come funziona l’Unione Europea aiuta a inquadrare il problema: un tema che attraversa i confini nazionali, come il clima, fatica a trovare una risposta comune finché non esiste un trattato che lo riconosca esplicitamente, e ogni Unione o blocco regionale decide con le proprie regole quanto e come coordinarsi.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Migrazioni climatiche: Migrazioni climaticheSlide 2 della presentazione su Migrazioni climatiche: Chi fugge dal clima ha uno status legale?Slide 3 della presentazione su Migrazioni climatiche: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Migrazioni climatiche: Capitolo 01: Cosa sonoSlide 5 della presentazione su Migrazioni climatiche: La scala del fenomenoSlide 6 della presentazione su Migrazioni climatiche: Capitolo 02: Perché diventa inabitabileSlide 7 della presentazione su Migrazioni climatiche: Stress idrico · Produttività agricola · Livello del mareSlide 8 della presentazione su Migrazioni climatiche: Capitolo 03: Le proiezioni al 2050Slide 9 della presentazione su Migrazioni climatiche: Le regioni più esposte, proiezione al 2050Slide 10 della presentazione su Migrazioni climatiche: Capitolo 04: Lo status legale mancanteSlide 11 della presentazione su Migrazioni climatiche: Il confrontoSlide 12 della presentazione su Migrazioni climatiche: Il rimpatrio verso un rischio climatico può diventare illegittimoSlide 13 della presentazione su Migrazioni climatiche: Cosa indica il termine «migrazioni climatiche»?Slide 14 della presentazione su Migrazioni climatiche: Continua a leggere
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Chi fugge dal clima ha lo status di «rifugiato climatico» riconosciuto dal diritto internazionale.

      ✓ Realtà Non esiste una definizione legale internazionale per chi si sposta per cause climatiche: la Convenzione di Ginevra del 1951 protegge solo chi rischia persecuzioni per razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinione politica, e IOM e UNHCR evitano il termine perché lo considerano privo di fondamento giuridico.

    • ✗ Mito Il caso Teitiota contro la Nuova Zelanda (2020) ha creato lo status di rifugiato climatico.

      ✓ Realtà Il Comitato ONU per i Diritti Umani non ha riconosciuto una violazione nel caso specifico e non ha creato alcuno status: ha stabilito solo che, in casi futuri, un rimpatrio potrebbe violare il diritto alla vita se il rischio climatico è concreto per quella singola persona.

    • ✗ Mito Le regioni diventano inabitabili soprattutto per l'innalzamento del mare.

      ✓ Realtà Secondo la Banca Mondiale, la migrazione climatica interna nasce dalla combinazione di tre fattori, stress idrico, calo della produttività agricola e innalzamento del mare, non da una causa isolata: le regioni con le proiezioni più alte, come l'Africa subsahariana, sommano più pressioni insieme.

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    Mappa concettuale: Migrazioni climatiche: perché chi fugge dal clima non ha uno status legale
    • Migrazioni climatiche
      • Cosa sono
        • Spostamento interno Dentro i confini del proprio Paese, il caso più diffuso nelle proiezioni
        • Spostamento transfrontaliero Oltre un confine internazionale, con un quadro giuridico diverso
      • Perché una regione diventa inabitabile
        • Stress idrico
        • Calo della produttività agricola
        • Innalzamento del mare
      • Le proiezioni al 2050
        • 216 milioni nel mondo Proiezione Banca Mondiale, migrazione interna
        • 86 milioni in Africa subsahariana
        • 49 milioni in Asia orientale e Pacifico
        • 40 milioni in Asia meridionale
      • Lo status legale mancante
        • Convenzione di Ginevra 1951 Cinque motivi di persecuzione, il clima non è tra questi
        • Definizioni di lavoro IOM Statistiche e operatività, non norme di diritto internazionale
        • Nessuna definizione legale internazionale
      • Il caso Teitiota, 2020
        • Non-refoulement Un rimpatrio può diventare illegittimo se il rischio per la vita è concreto
        • Nessuno status creato Il Comitato non ha riscontrato violazione nel caso specifico

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Cosa indica il termine «migrazioni climatiche»?

    Le migrazioni climatiche indicano lo spostamento di persone, dentro i confini nazionali o oltre, causato da eventi climatici improvvisi o da cambiamenti ambientali progressivi: non sono uno status legale.

    2 Secondo la proiezione della Banca Mondiale, quante persone potrebbero spostarsi dentro il proprio Paese entro il 2050 per cause climatiche?

    La Banca Mondiale stima che, entro il 2050, oltre 216 milioni di persone potrebbero spostarsi dentro i confini del proprio Paese per stress idrico, calo della produttività agricola e innalzamento del mare.

    3 Quali sono i cinque motivi di persecuzione riconosciuti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 per lo status di rifugiato?

    La Convenzione elenca solo questi cinque motivi; il cambiamento climatico non è tra questi, ed è per questo che non esiste uno status di «rifugiato climatico» riconosciuto dal diritto internazionale dei rifugiati.

    4 Cosa ha stabilito il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nel caso Teitiota (2020)?

    Il Comitato non ha riscontrato una violazione nel caso specifico di Teitiota, ma ha stabilito che il cambiamento climatico può, in casi futuri, rendere illegittimo un rimpatrio per il rischio alla vita, valutato caso per caso.

    5 Vero o falso: una regione diventa inabitabile sempre per un'unica causa, come solo l'innalzamento del mare.

    Falso: secondo la Banca Mondiale la migrazione climatica interna nasce dalla combinazione di più fattori, stress idrico, calo della produttività agricola e innalzamento del mare, non da una causa isolata.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Le migrazioni climatiche sono gli spostamenti di persone che lasciano la propria casa, dentro o fuori dai confini nazionali, per eventi climatici improvvisi o per cambiamenti ambientali progressivi. Alcune regioni rischiano di diventare inabitabili non per una causa sola, ma per la combinazione di più fattori: la scarsità d'acqua, il calo della produttività agricola e l'innalzamento del livello del mare. Secondo la Banca Mondiale, entro il 2050 oltre 216 milioni di persone potrebbero doversi spostare dentro il proprio Paese per queste ragioni. Il diritto internazionale, però, non ha ancora uno status legale riconosciuto per chi fugge dal clima: la Convenzione di Ginevra del 1951 protegge solo chi teme persecuzioni per razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinione politica, e il clima non è tra questi cinque motivi.

    Domande e risposte

    I rifugiati climatici esistono legalmente?

    No: non esiste una definizione legale internazionale per chi si sposta per cause climatiche. La Convenzione di Ginevra del 1951 protegge solo chi rischia persecuzioni per razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinione politica, e IOM e UNHCR evitano il termine «rifugiato climatico» perché lo considerano privo di fondamento giuridico.

    Qual è la differenza tra migrazione climatica interna e transfrontaliera?

    La migrazione interna avviene dentro i confini dello stesso Paese; quella transfrontaliera comporta l'attraversamento di una frontiera internazionale. La proiezione della Banca Mondiale di oltre 216 milioni di persone entro il 2050 riguarda solo la migrazione interna.

    Cosa ha stabilito il caso Teitiota contro la Nuova Zelanda?

    Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite non ha riconosciuto una violazione nel caso specifico, ma ha stabilito che un rimpatrio può diventare illegittimo se espone concretamente una persona a un rischio per la vita legato al clima, valutato caso per caso.

    Quali regioni rischiano di più secondo le proiezioni della Banca Mondiale?

    L'Africa subsahariana, con una proiezione fino a 86 milioni di migranti climatici interni entro il 2050, seguita da Asia orientale e Pacifico (49 milioni) e Asia meridionale (40 milioni).

    Perché una regione può diventare inabitabile?

    Per la combinazione di più fattori legati al clima: la scarsità d'acqua, il calo della produttività agricola e, nelle zone costiere e insulari, l'innalzamento del livello del mare.

    Fonti consultate

    • IDMC — Global Report on Internal Displacement (GRID) 2026
    • Banca Mondiale — Groundswell Part 2: Acting on Internal Climate Migration
    • IOM — Environmental Migration, definizioni ufficiali
    • UN Human Rights Committee — Teitiota v. New Zealand, Views 2020
    • Convention Relating to the Status of Refugees, art. 1A(2)

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