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    Modelli atomici: da Dalton a Schrödinger

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 22 ottobre 2026

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    In 30 secondi lettura lampo

    Tra il 1803 e il 1926 l'atomo ha avuto cinque modelli, e quasi ciascuno è nato da un fatto che il precedente non spiegava. Dalton lo immaginò come una particella indivisibile. Thomson scoprì gli elettroni, e Rutherford trovò il nucleo mandando particelle alfa contro una lamina d'oro. Bohr diede agli elettroni posizioni fisse, poi la meccanica quantistica le trasformò in zone di probabilità chiamate orbitali.

    Punti Chiave

    • Dalton (1803): gli elementi sono fatti di atomi indivisibili, uguali tra loro dentro lo stesso elemento e diversi da un elemento all'altro. Spiega le proporzioni multiple, ma non dice nulla sull'interno dell'atomo.
    • Thomson (1897): i raggi catodici sono corpuscoli molto più piccoli dell'atomo, gli stessi in qualunque gas. Il modello a panettone mette questi elettroni dentro una sfera di carica positiva.
    • Rutherford: poche particelle alfa lanciate su una lamina d'oro tornano indietro. La carica positiva e quasi tutta la massa stanno in un nucleo piccolissimo, con gli elettroni attorno.
    • Bohr (1913): l'elettrone occupa solo posizioni stazionarie e, passando dall'una all'altra, emette radiazione a frequenza definita. Il modello riproduce lo spettro dell'idrogeno e va sviluppato per gli atomi più complessi.
    • Heisenberg (1925) e Schrödinger (1926): la posizione dell'elettrone non si può sempre seguire lungo un'orbita. L'orbitale è la zona in cui è più probabile trovarlo.

    I numeri chiave

    • 1/1800 La massa della particella dei raggi catodici, l'elettrone, rispetto a quella dell'atomo di idrogeno, secondo il valore che Rutherford riporta nel 1915. Fonte: Rutherford, Popular Science Monthly, 1915
    • 1 su 20.000 Le particelle alfa deviate in media di 90 gradi attraversando una lamina d'oro spessa circa 0,00004 cm, secondo le osservazioni di Geiger e Marsden riferite da Rutherford nel 1911. Fonte: Rutherford, Philosophical Magazine, 1911

    L'Approfondimento

    Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, gli atomisti dell’antichità sostenevano che tutto fosse composto da corpi minimi indivisibili, in moto in un vuoto infinito. Di Democrito restano solo testimonianze di seconda mano, a volte contrastanti, e i dettagli che gli si attribuiscono vanno presi con prudenza.

    Un modello atomico in senso scientifico compare solo dal 1803. Da allora l’immagine dell’atomo cambia più volte, e quasi ogni cambio parte da un risultato sperimentale che il modello in uso non sapeva spiegare.

    Dalton e l’atomo indivisibile

    Per Rutherford, che lo scrive nel 1915, la prima formulazione definita della teoria atomica come ipotesi scientifica è di Dalton, a Manchester, nel 1803. Serviva a spiegare perché gli elementi si combinano in proporzioni multiple.

    La prima tabella di pesi atomici sta nel quaderno di Dalton di settembre 1803. Il saggio con i pesi uscì nel 1805, i metodi per ricavarli furono spiegati solo nel 1808, e nello stesso anno il libro A New System of Chemical Philosophy espose la teoria, con la parte sull’atomo nelle ultime pagine.

    ChemTeam riferisce che la ricerca storica moderna ha individuato quattro idee di base: gli elementi sono fatti di atomi; gli atomi dello stesso elemento hanno la stessa massa; quelli di elementi diversi hanno masse diverse; si combinano in piccoli rapporti di numeri interi. Ne esce una particella minuscola, distinta, indivisibile e indistruttibile. Per lo storico Thackray, citato da ChemTeam, ciò che distingue Dalton dai predecessori è un sistema efficace per ricavare i pesi relativi delle particelle dai dati chimici disponibili.

    Nelle scuole l’atomo di Dalton si presenta come una pallina da biliardo senza struttura. Dalton però non escluse mai che l’atomo avesse un interno: ai suoi tempi nessuno poteva sondarlo. Gli isotopi, un concetto nato oltre un secolo dopo il 1803, mostrano che non tutti gli atomi di un elemento pesano uguale.

    Thomson e il modello a panettone

    Il passo successivo viene da un tubo a scarica. Crookes aveva concluso che i raggi catodici fossero un flusso di particelle negative ad alta velocità. Dopo una controversia di circa vent’anni, la loro natura fu mostrata nel 1897, in modo indipendente, dagli esperimenti di Wiechert e di J. J. Thomson.

    Thomson si chiese se quelle particelle fossero atomi, molecole o materia suddivisa ancora più a fondo. Il rapporto massa/carica che misurò non cambiava al variare del gas nel tubo, ed era molto inferiore a quello dello ione idrogeno, il più basso noto fino ad allora. Dai dati di Lenard dedusse che il portatore fosse piccolo rispetto alle molecole ordinarie. Lo battezzò «corpuscolo», e il nome elettrone si affermò più tardi. Secondo la Nobel Foundation, Thomson annunciò la scoperta in una conferenza alla Royal Institution il 30 aprile 1897. Rutherford nel 1915 dà per quella particella una massa di circa 1/1800 di quella dell’atomo di idrogeno. Poiché gli elettroni si liberavano da molti tipi di materia, l’atomo chimico appariva come un aggregato di corpuscoli, e non era più indivisibile.

    Come stessero disposte le cariche restava una congettura: la carica negativa esisteva in unità minuscole, mentre quella positiva non era mai stata trovata legata a una massa inferiore a quella dell’idrogeno. Lord Kelvin aveva immaginato una sfera uniforme di carica positiva con gli elettroni distribuiti all’interno, e Thomson sviluppò l’idea con il calcolo. In inglese si chiama plum pudding, budino con uvetta; in italiano è il modello a panettone.

    Rutherford ricorda che per molti anni il modello fu utile: dava un’immagine concreta dell’atomo e si prestava ai conti. Spiegava gli elettroni e l’atomo divisibile.

    Rutherford, la lamina d’oro e il nucleo

    Nel 1909, a Manchester, Rutherford e Hans Geiger dovevano trovare un lavoro di ricerca per lo studente Ernest Marsden. Rutherford, che non voleva trascurare nessuna direzione d’osservazione, gli chiese di controllare se qualche particella alfa rimbalzasse all’indietro.

    Una sorgente radioattiva lanciava particelle alfa contro una sottile lamina d’oro. Quelle deviate finivano su uno schermo di solfuro di zinco, che manda un piccolo lampo a ogni impatto di una particella carica. La gran parte passava quasi indisturbata, ma alcune tornavano indietro con un angolo superiore a un angolo retto. Nelle osservazioni di Geiger e Marsden riferite da Rutherford nel 1911, circa una particella alfa su 20.000 veniva deviata in media di 90 gradi, attraversando una lamina d’oro spessa circa 0,00004 cm.

    Rutherford ricorda, nel 1915, che fu Geiger il primo a segnalare l’effetto, del tutto inatteso, e lo paragona alla sorpresa di un artigliere i cui colpi ogni tanto rimbalzassero verso il cannone da un bersaglio leggero.

    Esempio pratico: perché Rutherford abbandonò il modello di Thomson? Nel panettone la carica positiva è diffusa e dà solo piccole deviazioni. Marsden vide invece alcune particelle alfa tornare indietro, e per questo serviva un campo elettrico molto intenso, concentrato in un punto.

    Le grandi deviazioni risultarono dovute a un singolo incontro con un solo atomo. La teoria di Thomson parte invece dall’ipotesi che la deviazione in un incontro sia piccola, e la sua carica positiva è troppo diffusa per produrre campi tanto intensi.

    Rutherford propose di concentrare la carica positiva e la maggior parte della massa in un volume piccolissimo, il nucleo, con gli elettroni negativi attorno. L’articolo con i risultati uscì nel Philosophical Magazine nel 1911. Geiger e Marsden contarono poi le particelle deviate a vari angoli con lamine di alluminio, argento e oro: i risultati si accordarono molto bene con la teoria. Secondo la biografia Nobel, per Rutherford il nucleo fu il suo massimo contributo alla fisica.

    L’immagine che ne uscì è quella degli elettroni che girano attorno al nucleo come i pianeti attorno al Sole, detta modello planetario. Nel 1911 Rutherford ricordò che Nagaoka aveva già studiato nel 1904 un atomo «saturniano», con una massa centrale circondata da anelli di elettroni, e lasciò da parte il problema della stabilità.

    Un elettrone in orbita circolare dovrebbe irradiare energia e cadere sul nucleo, secondo le equazioni di Maxwell.

    Intanto il nucleo trovava un posto nella tavola periodica. Van den Broek e Bohr suggerirono che la sua carica fosse uguale al numero d’ordine dell’elemento, e gli spettri a raggi X di Moseley, nel 1913, mostrarono che il numero atomico è proprio il numero di unità di carica positiva del nucleo.

    Bohr e le posizioni stazionarie

    Bohr raggiunse Rutherford a Manchester nel 1912. La domanda rimasta aperta era come un nucleo con un solo elettrone, nell’idrogeno, potesse produrre uno spettro così complesso.

    Con tre articoli del 1913, Bohr unì il nucleo alle idee quantistiche di Planck e Einstein. Nel modello atomico di Bohr l’elettrone può occupare solo certe posizioni stazionarie e, quando passa da una all’altra, emette radiazione di frequenza ben definita. Nel racconto di Rutherford del 1915, questa ipotesi spiegava le serie spettrali dell’idrogeno e permetteva di ricavare dalla teoria la costante di Balmer. Il lavoro sulla struttura degli atomi valse a Bohr il Nobel del 1922.

    La teoria descriveva bene lo spettro dell’idrogeno e andava sviluppata per atomi e molecole più complicati, secondo la Nobel Foundation.

    Il modello quantomeccanico: dall’orbita all’orbitale

    Heisenberg pubblicò la sua meccanica quantistica nel 1925, a 23 anni, appoggiandola soltanto a ciò che è osservabile: la radiazione emessa dall’atomo. Secondo la biografia Nobel, la sua conclusione fu che l’elettrone non sempre ha una posizione assegnabile a un dato istante e non sempre se ne può seguire il tragitto lungo un’orbita, perciò le orbite planetarie di Bohr potrebbero non esistere davvero. Heisenberg formulò poi il principio di indeterminazione: gli errori nella misura di posizione e quantità di moto di una particella hanno un prodotto non inferiore alla costante quantistica h, un limite che nello studio dell’atomo non si può ignorare.

    Nella prima metà del 1926, a Zurigo, Schrödinger scoprì la sua equazione d’onda. Nacque dall’insoddisfazione per la condizione quantistica della teoria delle orbite di Bohr. Max Born mostrò che l’equazione va letta come fonte di previsioni statistiche e non esatte, e per questo ebbe il Nobel nel 1954.

    Orbita e orbitale

    Nella descrizione della Royal Society of Chemistry (2024), per Bohr l’elettrone sta su un’orbita, a una distanza precisa dal nucleo. Il modello quantistico dà invece la probabilità di trovarlo in una certa regione, la nuvola elettronica, e chiama orbitale la zona in cui è più probabile.

    I modelli atomici a confronto

    ModelloQuandoFatto sperimentaleCosa spiegaCosa non spiega
    Dalton1803-1808Proporzioni multiple nelle combinazioniLe combinazioni in rapporti di numeri interiLa struttura interna dell’atomo
    Thomson (panettone)Dopo il 1897Raggi catodici uguali in ogni gasGli elettroni e la divisibilità dell’atomoLe grandi deviazioni delle particelle alfa
    Rutherford (planetario)1911Alfa rimandate indietro dalla lamina d’oroIl nucleo con carica e massa concentrateLo spettro dell’idrogeno e la stabilità dell’elettrone
    Bohr1913Spettro dell’idrogenoLe serie spettrali dell’idrogenoGli atomi e le molecole più complicati
    Quantomeccanico1925-1926Radiazione emessa dall’atomoGli elettroni come probabilità, in orbitaliUn’orbita seguita nel tempo

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Modelli atomici: I modelli atomiciSlide 2 della presentazione su Modelli atomici: Che cosa c'è dentro un atomo?Slide 3 della presentazione su Modelli atomici: Dalton, Thomson, Rutherford, BohrSlide 4 della presentazione su Modelli atomici: Capitolo 01: Dalton e l'atomo indivisibileSlide 5 della presentazione su Modelli atomici: Pesi atomici, 1803Slide 6 della presentazione su Modelli atomici: Capitolo 02: Thomson e l'elettroneSlide 7 della presentazione su Modelli atomici: I raggi catodici nel 1897Slide 8 della presentazione su Modelli atomici: Capitolo 03: Dalla lamina d'oro al nucleoSlide 9 della presentazione su Modelli atomici: Dalla lamina d'oro al numero atomicoSlide 10 della presentazione su Modelli atomici: Qualche particella alfa tornava indietro.Slide 11 della presentazione su Modelli atomici: Capitolo 04: Da Bohr agli orbitaliSlide 12 della presentazione su Modelli atomici: Dopo la lamina d'oroSlide 13 della presentazione su Modelli atomici: Quale osservazione mise in crisi il modello a panettone?Slide 14 della presentazione su Modelli atomici: Per ripassare
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Per Dalton l'atomo era una pallina piena, senza nulla dentro.

      ✓ Realtà La pallina da biliardo è l'immagine con cui l'atomo di Dalton si insegna di solito. Dalton non escluse mai una struttura interna, che ai suoi tempi nessuno poteva sondare.

    • ✗ Mito Gli elettroni girano attorno al nucleo come i pianeti attorno al Sole.

      ✓ Realtà È l'immagine del modello di Rutherford e di Bohr. Heisenberg osservò che non sempre si può assegnare all'elettrone una posizione in un istante né seguirlo lungo un'orbita, e il modello quantomeccanico parla di orbitali, zone in cui la sua presenza è più probabile.

    • ✗ Mito Quando arriva un modello nuovo, quello vecchio è da buttare.

      ✓ Realtà Rutherford ricorda nel 1915 che il modello di Thomson fu utile per molti anni, perché dava un'immagine concreta dell'atomo e si prestava al calcolo.

    Mappa concettuale

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    Mappa concettuale: Modelli atomici: da Dalton a Schrödinger
    • Modelli atomici
      • Dalton Atomi indivisibili, 1803
        • Cosa spiega Proporzioni multiple tra gli elementi
        • Cosa non spiega La struttura interna dell'atomo
      • Thomson Elettroni scoperti nel 1897
        • Modello a panettone Sfera positiva con elettroni dentro
        • Limite Le deviazioni grandi delle particelle alfa
      • Rutherford Nucleo e lamina d'oro
        • Esperimento Particelle alfa su una sottile lamina d'oro
        • Nucleo Carica positiva e massa al centro
        • Limite Un elettrone in orbita dovrebbe irradiare
      • Bohr Stati stazionari, 1913
        • Spettro dell'idrogeno Radiazione a frequenza definita nei salti
        • Limite Atomi e molecole più complicati
      • Modello quantomeccanico Heisenberg 1925, Schrödinger 1926
        • Orbitale Zona di probabilità
        • Nuvola elettronica Probabilità di trovare gli elettroni

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Quale osservazione mise in crisi il modello a panettone di Thomson?

    Il modello di Thomson parte dall'ipotesi che la deviazione in un solo incontro con un atomo sia piccola. Le grandi deviazioni richiedevano un campo elettrico molto intenso, che una carica positiva diffusa non produce.

    2 Che cosa trovò Thomson nel 1897 sul rapporto massa/carica dei portatori dei raggi catodici?

    In ogni gas il valore era identico, e a Thomson risultò assai inferiore a quello dello ione idrogeno, fino ad allora il minimo conosciuto. Da qui l'idea di una materia suddivisa più a fondo dell'atomo.

    3 Che cos'è un orbitale nel modello quantomeccanico?

    La Royal Society of Chemistry lo definisce come la zona di maggior probabilità per la presenza dell'elettrone.

    4 Quale limite del modello planetario deriva dalle equazioni di Maxwell?

    Una carica che gira su un'orbita circolare dovrebbe perdere energia emettendo radiazione. Bohr poté salvare il modello planetario con le idee nuove della teoria quantistica.

    5 Vero o falso: Dalton sostenne che l'atomo non potesse avere una struttura interna.

    Come ricorda ChemTeam, Dalton non escluse mai una struttura interna: ai suoi tempi non c'era modo di sondarla. La pallina da biliardo è una semplificazione didattica.

    Risposte: 1-C · 2-A · 3-B · 4-D · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Tra il 1803 e il 1926 l'atomo ha avuto cinque modelli, e quasi ciascuno è nato da un fatto che il precedente non spiegava. Dalton lo immaginò come una particella indivisibile. Thomson scoprì gli elettroni, e Rutherford trovò il nucleo mandando particelle alfa contro una lamina d'oro. Bohr diede agli elettroni posizioni fisse, poi la meccanica quantistica le trasformò in zone di probabilità chiamate orbitali.

    Domande e risposte

    Che cos'è il modello atomico di Thomson, detto a panettone?

    È il modello in cui gli elettroni stanno sparsi dentro una massa positiva e uniforme. Il nome inglese, plum pudding, indica un budino con uvetta, e in italiano si è affermata la resa panettone. Lord Kelvin aveva già immaginato la sfera positiva, e J. J. Thomson la sviluppò matematicamente dopo aver mostrato nel 1897 che i raggi catodici sono fatti di elettroni.

    Che cosa dimostrò l'esperimento di Rutherford con la lamina d'oro?

    Mandando particelle alfa contro una sottile lamina d'oro, la gran parte passava quasi indisturbata, ma poche tornavano indietro. Un risultato simile non è compatibile con una carica positiva diffusa come nel modello di Thomson. Nel 1911 Rutherford propose di concentrare la carica positiva e quasi tutta la massa in un nucleo piccolissimo.

    Che cosa dice il modello quantomeccanico dell'atomo?

    Gli elettroni non seguono orbite precise: se ne descrive la probabilità di trovarli in una certa regione, la nuvola elettronica. La zona dove la presenza dell'elettrone è più probabile si chiama orbitale. Il modello nasce dalla meccanica quantistica di Heisenberg (1925) e dall'equazione d'onda di Schrödinger (1926), letta da Born in senso statistico.

    Che differenza c'è tra atomo e molecola nei modelli atomici?

    I modelli atomici descrivono l'atomo e le sue parti: elettroni, nucleo, orbitali. Dalton partì invece da ciò che avviene quando gli atomi si uniscono, con rapporti fra numeri interi piccoli, per spiegare le proporzioni multiple. Le molecole sono il risultato di queste combinazioni.

    Chi ha inventato l'idea di atomo?

    L'idea nasce con i filosofi greci. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, gli atomisti antichi sostenevano che tutto fosse fatto di corpi minimi indivisibili in moto nel vuoto, ma di Democrito restano solo testimonianze di seconda mano. Come ipotesi scientifica, secondo Rutherford, la prima formulazione definita è di Dalton, nel 1803.

    Fonti consultate

    • Ernest Rutherford, The Constitution of Matter and the Evolution of the Elements, Popular Science Monthly, agosto 1915
    • Ernest Rutherford, The Scattering of alpha and beta Particles by Matter and the Structure of the Atom, Philosophical Magazine, 1911
    • J. J. Thomson, Cathode Rays, Philosophical Magazine, ottobre 1897
    • Nobel Foundation, J. J. Thomson, biografia
    • Nobel Foundation, Ernest Rutherford, biografia
    • Nobel Foundation, Niels Bohr, biografia
    • Nobel Foundation, Werner Heisenberg, biografia
    • Nobel Foundation, Erwin Schrödinger, biografia
    • Nobel Foundation, Max Born, facts
    • ChemTeam, John Dalton (1766-1844), The Father of the Chemical Atomic Theory
    • APS News, May, 1911: Rutherford and the Discovery of the Atomic Nucleus
    • Wolfram Blog, Centenary of Bohr's Atomic Theory (1913-2013)
    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, Democritus
    • RSC Education, A parting in the clouds on understanding atomic theory, 2024

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