Vulcani e terremoti: perché la Terra trema

Di Recaplica Lab · Aggiornato il

In 30 secondi lettura lampo

Vulcani e terremoti sono due facce dello stesso fenomeno: il calore interno della Terra muove le placche tettoniche, e ai loro confini l'energia si accumula e si libera. Quando la roccia si spezza lungo una faglia, la terra trema; quando il magma trova una via verso la superficie, un vulcano erutta. Nessuno può prevedere un terremoto, ma si possono stimare le probabilità, costruire meglio e sorvegliare i vulcani. L'Italia convive con entrambi: migliaia di piccole scosse ogni anno, il Vesuvio quiescente dal 1944 e i Campi Flegrei osservati giorno e notte.

Punti Chiave

  • Vulcani e terremoti hanno lo stesso motore: il calore interno della Terra, che muove le placche tettoniche di pochi centimetri all'anno.
  • I terremoti nascono lungo le faglie: la roccia accumula energia elastica per decenni e la libera in pochi secondi.
  • I vulcani si formano dove il magma trova una via verso l'alto: zone di subduzione, dorsali oceaniche e punti caldi.
  • Ogni grado di magnitudo in più equivale a circa 32 volte più energia liberata.
  • Nessuno può prevedere un terremoto: si stimano le probabilità, e la difesa vera è costruire bene.
  • L'Italia è terra sismica e vulcanica: nel 2025 l'INGV ha localizzato 15.759 terremoti, quasi tutti troppo deboli per essere avvertiti.

I numeri chiave

  • 15.759 i terremoti localizzati in Italia nel 2025, circa uno ogni 33 minuti Fonte: INGV
  • ≈1.350 i vulcani potenzialmente attivi nel mondo, escluse le dorsali oceaniche Fonte: USGS
  • 32× l'energia in più liberata da un terremoto per ogni grado di magnitudo Fonte: USGS

L'Approfondimento

Il motore è sotto i nostri piedi

Quasi tutto ciò che si muove sulla superficie della Terra funziona a energia solare: il vento, la pioggia, la fotosintesi delle piante. Vulcani e terremoti no. Il loro motore sta in profondità: è il calore rimasto intrappolato nel pianeta fin dalla sua formazione, più quello prodotto dal decadimento degli elementi radioattivi nelle rocce.

Immagina la Terra come una pentola lasciata a sobbollire da miliardi di anni. Il calore del nucleo rimescola con estrema lentezza la roccia del mantello, e la crosta fa da coperchio. Ma è un coperchio rotto, spezzato in grandi lastre rigide: le placche tettoniche. Trascinate dai movimenti del mantello, le placche si spostano di pochi centimetri all’anno.

Esempio pratico: lungo la faglia di San Andreas, in California, i due lati scorrono in media di 56 millimetri all’anno (dati USGS): più o meno la velocità con cui crescono le unghie. Sembra niente, ma in un milione di anni fanno 56 chilometri.

Scosse, eruzioni, montagne che crescono: tutto nasce da questo movimento lentissimo e inarrestabile.

Tre modi di incontrarsi

Quasi tutta l’azione si concentra ai confini tra le placche, che possono incontrarsi in tre modi.

ConfineCosa succedeEsempio
ConvergenteLe placche si scontrano; spesso una sprofonda sotto l’altra (subduzione)La Cintura di fuoco del Pacifico
DivergenteLe placche si allontanano e il magma risale a colmare lo spazioLa dorsale medio-atlantica, che affiora in Islanda
TrascorrenteLe placche scivolano una accanto all’altraLa faglia di San Andreas

I numeri dicono quanto contano questi confini: secondo l’USGS circa l’81% dei terremoti più forti del pianeta avviene lungo la cintura che circonda il Pacifico, la cosiddetta Cintura di fuoco, dove le placche oceaniche sprofondano sotto quelle vicine. Un altro 17% circa si distribuisce lungo la fascia che dall’Indonesia risale attraverso l’Himalaya fino al Mediterraneo.

L’Italia sta esattamente su quest’ultima fascia. Non è sfortuna: è geografia.

Perché la terra trema

Le placche non scorrono lisce. Lungo le faglie, le grandi fratture della roccia, i due lati restano incastrati dall’attrito mentre il movimento continua in profondità. La roccia si piega, si carica come una molla, accumula energia elastica per decenni o secoli. Poi, in pochi secondi, cede: i due blocchi scattano nella nuova posizione e l’energia accumulata parte in tutte le direzioni sotto forma di onde sismiche. Quello strappo è il terremoto.

Esempio pratico: prendi un grissino per le estremità e piegalo piano. Per un po’ si flette, immagazzinando energia; poi si spezza di colpo, con uno schiocco. Le rocce lungo una faglia fanno lo stesso, su scala di chilometri: la flessione dura decenni, lo “schiocco” pochi secondi.

Il punto in profondità dove la roccia si rompe si chiama ipocentro; il punto della superficie esattamente sopra è l’epicentro, quello che compare sulle mappe. Dalla rottura partono onde di tipo diverso: le onde P, le più veloci, comprimono la roccia nella direzione in cui viaggiano e arrivano per prime; le onde S, più lente, arrivano subito dopo. È per questo che nelle registrazioni dei sismografi ogni terremoto ha un doppio arrivo, come un tuono che segue il lampo.

Magnitudo e intensità, due misure diverse

Ogni terremoto ha una sola magnitudo, che misura l’energia liberata alla sorgente. La scala è logaritmica: un grado in più significa un’ampiezza dieci volte maggiore sul sismogramma e circa 32 volte più energia (USGS). Da magnitudo 5 a magnitudo 7 l’energia non raddoppia: si moltiplica per circa mille.

L’intensità è un’altra cosa: descrive gli effetti in un luogo preciso — quanto ha tremato il terreno, quanti danni ha subito quel paese — e cambia con la distanza dall’epicentro e con il tipo di terreno. Lo stesso terremoto ha quindi una sola magnitudo, ma tante intensità diverse.

Il terremoto più potente mai registrato dagli strumenti resta quello del Cile del 22 maggio 1960: magnitudo 9.5.

Come nasce un vulcano

Il magma è roccia fusa, e la roccia fusa è meno densa di quella solida che la circonda: dove trova una via, risale. Un vulcano è semplicemente il punto in cui questa risalita raggiunge la superficie.

Le vie di risalita si aprono in tre ambienti:

  1. Zone di subduzione: la placca che sprofonda rilascia acqua, che abbassa la temperatura di fusione del mantello sopra di essa. Nascono così i vulcani della Cintura di fuoco, spesso esplosivi.
  2. Dorsali oceaniche: dove le placche si allontanano, il magma risale in continuazione e fabbrica nuovo fondale.
  3. Punti caldi: colonne di materiale caldo che risalgono dal mantello profondo, anche lontano dai confini di placca. Le Hawaii, in mezzo al Pacifico, sono nate così.

Quanti sono? L’USGS conta circa 1.350 vulcani potenzialmente attivi nel mondo, senza contare le catene sottomarine delle dorsali; di questi, circa 500 hanno eruttato in tempi storici.

L’Italia, un paese che trema

Il Mediterraneo è una zona di lento avvicinamento tra la placca africana e quella euroasiatica: per questo l’Italia ha terremoti frequenti e vulcani attivi.

I numeri dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, aiutano a mettere le cose in proporzione: nel 2025 le sue sale operative hanno localizzato 15.759 terremoti in Italia e nelle aree vicine, in media 43 al giorno, uno ogni 33 minuti. La quasi totalità è impercettibile: solo un evento su dieci ha raggiunto magnitudo 2.0, e il più forte dell’anno, magnitudo 4.8 al largo del Gargano, non ha nemmeno sfiorato la soglia dei grandi terremoti. In Italia, insomma, la terra trema tutti i giorni, anche se quasi mai ce ne accorgiamo.

Ogni tanto, però, la storia ricorda cosa può fare una faglia. Il 28 dicembre 1908 un terremoto di magnitudo 7.1 colpì lo Stretto di Messina; pochi minuti dopo arrivò un maremoto con onde alte fino a nove metri e mezzo. Messina e Reggio Calabria furono distrutte, le vittime furono circa 80.000: la più grave catastrofe che il giovane Stato italiano, a pochi anni dalla Prima guerra mondiale, avesse mai affrontato. Un grande terremoto, oltre alle vite, cancella in pochi secondi case, strade e fabbriche: uno shock che un paese paga per anni, e che si legge perfino nel PIL.

È anche il motivo per cui le norme antisismiche esistono: non potendo impedire le scosse, si costruiscono edifici capaci di sopportarle.

Vesuvio e Campi Flegrei, sorvegliati speciali

Il Vesuvio è attivo da circa 40.000 anni. Nel 79 d.C. una sua eruzione seppellì Pompei, Ercolano e Stabia; l’ultima risale al 1944, mentre in Italia era in corso la Seconda guerra mondiale. Da allora il vulcano è quiescente: il condotto è ostruito dalle lave dell’ultima eruzione, la sismicità è bassa e l’attività si limita alle fumarole. Quiescente, però, non significa spento: per questo l’Osservatorio Vesuviano dell’INGV lo sorveglia in continuo, e il livello di allerta (oggi verde, il più basso) viene stabilito dalla Protezione Civile sulla base di quei dati.

I Campi Flegrei, a ovest di Napoli, non sono una montagna ma una caldera, una vasta conca vulcanica. La loro firma è il bradisismo: un lento movimento del suolo che nei secoli va su e giù di metri. La prova più elegante sta nelle colonne del Serapeo, un mercato romano di Pozzuoli: portano i fori scavati dai molluschi marini, segno che quel pavimento è sprofondato sotto il livello del mare ed è poi riemerso. Negli anni Settanta e Ottanta due crisi bradisismiche sollevarono il suolo di Pozzuoli di circa 3,5 metri complessivi, con sciami di terremoti e danni agli edifici; dalla fine del 2005 è in corso una nuova fase di sollevamento, e nel 2025 sono state registrate le due scosse più forti della crisi attuale, entrambe di magnitudo 4.6 (INGV).

Nessuno di questi dati è una previsione. Dicono una cosa sola: che l’area va osservata con strumenti sempre accesi — GPS, satelliti, sismometri — ed è esattamente ciò che accade, 24 ore su 24.

Prevedere no, prepararsi sì

Sui terremoti la scienza è netta: nessuno ha mai previsto un grande terremoto, e l’USGS non si aspetta che diventi possibile in un futuro prevedibile. Una vera previsione dovrebbe indicare insieme data, luogo e magnitudo; chi sostiene di riuscirci fornisce di solito indicazioni così vaghe che qualche scossa, da qualche parte, finirà per “confermarle”. Quello che si sa fare è stimare la probabilità che una zona venga colpita entro un certo numero di anni, e usare quelle mappe per decidere dove e come costruire.

I vulcani sono più osservabili: prima di un’eruzione il magma in movimento tende a lasciare tracce misurabili, ed è per questo che sismicità, deformazioni del suolo e gas vengono controllati di continuo. Se qualcosa cambia rispetto all’attività ordinaria, i livelli di allerta si aggiornano.

La pentola, sotto, continuerà a sobbollire ancora per miliardi di anni: capire come funziona serve soprattutto a farci trovare preparati.

Falsi miti

  • ✗ Mito I terremoti si possono prevedere, basta osservare gli animali o certi segnali.

    ✓ Realtà Nessuno scienziato ha mai previsto un grande terremoto, e i presunti precursori, dai comportamenti strani degli animali agli sciami di piccole scosse, quasi sempre non sono seguiti da nulla. Quello che la scienza sa fare è stimare le probabilità e costruire edifici capaci di resistere.

  • ✗ Mito Sotto la crosta terrestre c'è un oceano di lava, e i vulcani sono le valvole di sfogo.

    ✓ Realtà Il mantello è roccia solida, che si deforma con estrema lentezza. Il magma si forma solo dove temperatura, pressione e presenza di acqua lo permettono, e risale perché è meno denso delle rocce che lo circondano.

  • ✗ Mito Il Vesuvio è ormai un vulcano spento.

    ✓ Realtà È quiescente, cioè in pausa: l'ultima eruzione è del 1944 e il condotto è ostruito dalle lave, ma il vulcano è attivo da circa 40.000 anni. Per questo l'INGV lo monitora giorno e notte; oggi il livello di allerta è verde.

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Quiz: mettiti alla prova

Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

Voto 0/10 0/5
1 Qual è il motore che muove le placche tettoniche?
2 Dove si concentra la maggior parte dei terremoti più forti del pianeta?
3 Vero o falso: un terremoto di magnitudo 7 libera circa il doppio dell'energia di uno di magnitudo 6.
4 Cos'è l'epicentro di un terremoto?
5 Quale vulcano italiano non erutta dal 1944?

Flashcards

Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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Spiegalo con parole tue

Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

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Domande e risposte

I terremoti si possono prevedere?

No. Nessuno scienziato è mai riuscito a prevedere un grande terremoto: una previsione richiederebbe insieme data, luogo e magnitudo. Si può però stimare la probabilità che una zona venga colpita entro un certo numero di anni, ed è su questa base che si scrivono le norme di costruzione e si decidono le priorità di prevenzione.

Perché in Italia ci sono tanti terremoti e vulcani?

Perché la penisola si trova nella zona di lento avvicinamento tra la placca africana e quella euroasiatica, lungo la fascia sismica che dal Mediterraneo arriva fino all'Himalaya e all'Indonesia. È il motivo per cui l'INGV localizza ogni anno migliaia di scosse, quasi tutte troppo deboli per essere avvertite.

Qual è stato il terremoto più forte mai registrato?

Quello del Cile del 22 maggio 1960, magnitudo 9.5 (dati USGS). In Italia il più tragico dell'epoca strumentale resta il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, magnitudo 7.1, con circa 80.000 vittime.

Il Vesuvio erutterà di nuovo?

Il Vesuvio è un vulcano quiescente, non spento: l'ultima eruzione è del 1944. Nessuno può dire quando tornerà a eruttare, e proprio per questo l'INGV lo sorveglia in continuo; il livello di allerta, oggi verde, viene aggiornato in base ai dati del monitoraggio.

Che differenza c'è tra magnitudo e intensità?

La magnitudo è una sola per ogni terremoto e misura l'energia liberata alla sorgente. L'intensità descrive gli effetti in un luogo preciso, quanto ha tremato e quanti danni ci sono stati, e cambia con la distanza e con il tipo di terreno.