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Sistema immunitario, come funziona: barriere, cellule e memoria | ||||||||||||||||||
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Sistema immunitario, come funziona: barriere, cellule e memoriaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl sistema immunitario non è un organo, ma una rete di barriere, cellule e organi sparsi in tutto il corpo. La prima linea è fatta di pelle e mucose, che bloccano i patogeni prima ancora che entrino. Se qualcosa supera questa barriera, entra in azione l'immunità innata, veloce ma generica, seguita dall'immunità adattativa, più lenta ma mirata su quel preciso invasore. Quest'ultima lascia anche una memoria: è il motivo per cui, alla seconda esposizione allo stesso patogeno, il corpo reagisce molto più in fretta. Punti Chiave
L'ApprofondimentoIl corpo incontra microbi in continuazione, nell’aria che respira, nel cibo, sulla pelle, e nella maggior parte dei casi non se ne accorge nemmeno. Secondo il MSD Manual Professional Edition, la prima ragione è che pelle, cornee e mucose funzionano da prima linea di difesa: bloccano gran parte dei patogeni prima ancora che possano entrare nei tessuti. Le barriere: la prima lineaL’epidermide è ricoperta di cheratina e i suoi cheratinociti secernono peptidi antimicrobici chiamati defensine; le ghiandole sebacee e sudoripare aggiungono sostanze come acido lattico e acidi grassi, che rendono la superficie della pelle poco ospitale per molti microrganismi. Le cornee sono protette dalle lacrime, che contengono a loro volta defensine e ospitano macrofagi, cellule dendritiche e linfociti T. Le mucose respiratoria, gastrointestinale e genito-urinaria sono rivestite di muco ricco di sostanze antimicrobiche: lisozima, lattoferrina e un anticorpo particolare, l’immunoglobulina A secretoria (SIgA). Quando un patogeno riesce comunque a superare queste barriere, entra in gioco il resto del sistema immunitario, diviso in due strategie diverse ma coordinate: l’immunità innata e l’immunità adattativa. Immunità innata e immunità adattativaL’immunità innata è presente dalla nascita e, secondo il NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), si attiva immediatamente quando le cellule circolanti riconoscono un problema. Queste cellule (neutrofili, monociti, macrofagi, cellule natural killer o NK, cellule dendritiche) portano recettori di riconoscimento dei pattern, i cosiddetti Toll-like receptor (TLR), capaci di individuare tratti comuni a virus, batteri e funghi senza bisogno di aver mai incontrato quello specifico invasore prima. È una risposta rapida e ad ampio spettro, che tipicamente produce infiammazione. L’immunità adattativa, o acquisita, funziona diversamente. Si sviluppa dopo la nascita e richiede l’esposizione a un antigene, cioè qualsiasi molecola capace di essere riconosciuta dal sistema immunitario (per esempio una proteina sulla superficie di un virus), per diventare pienamente efficace. Le sue cellule protagoniste sono i linfociti B e T, ciascuno con recettori unici capaci di riconoscere un bersaglio specifico invece di un pattern generico: il primo incontro con un antigene nuovo richiede giorni, perché la risposta va costruita da zero su misura per quel bersaglio, e da quello stesso incontro nasce anche una memoria destinata a durare.
Le due linee non lavorano isolate: secondo il NIAID, innata e adattativa “rispondono in tandem”, con strategie diverse ma comunicando tra loro. Le cellule dendritiche, che fanno parte dell’immunità innata, sono un ponte concreto tra le due: dopo aver incontrato un patogeno, ne presentano frammenti ai linfociti T, dando così avvio alla risposta adattativa. Linfociti T e B: due mestieri diversiI linfociti B maturano soprattutto nel midollo osseo. Il loro compito principale è trasformarsi in plasmacellule, che secernono anticorpi solubili specifici per un antigene: è la base della cosiddetta immunità umorale. Le cellule B nel loro insieme, grazie al riarrangiamento casuale di alcuni segmenti genici dell’immunoglobulina (lo stesso tipo di meccanismo che rende possibile la straordinaria varietà scritta nel DNA di ogni individuo), hanno il potenziale di riconoscere un numero enorme di antigeni diversi, pur essendo solo il 5-10% dei linfociti circolanti nel sangue. I linfociti T, invece, maturano nel timo. Al loro interno esistono sottopopolazioni con compiti distinti: le T helper CD4, per esempio, comprendono i sottotipi Th1 (che aiutano a controllare le infezioni intracellulari tramite cellule T citotossiche e macrofagi) e Th2 (particolarmente efficaci nel promuovere la produzione di anticorpi da parte delle cellule B). Le T citotossiche, per lo più CD8, quando pienamente attivate possono uccidere direttamente una cellula infetta inducendone l’apoptosi: è il meccanismo alla base della cosiddetta immunità cellulo-mediata. Esistono anche cellule T regolatorie, che moderano l’intensità della risposta immunitaria invece di alimentarla. Accanto a linfociti T e B lavorano anche cellule dell’immunità innata come i macrofagi (in due varianti funzionali, M1 pro-infiammatori e M2 anti-infiammatori), i neutrofili, che da soli costituiscono il 40-70% dei globuli bianchi circolanti, e le cellule NK, che rappresentano il 5-15% delle cellule mononucleate del sangue periferico e sono considerate importanti nella sorveglianza contro tumori e infezioni virali.
Tutte queste cellule nascono e maturano in organi e tessuti linfoidi precisi: midollo osseo e timo per la produzione e la maturazione dei linfociti, linfonodi e milza (tessuti linfoidi secondari) dove i linfociti incontrano gli antigeni provenienti rispettivamente dai tessuti e dal sangue, più i tessuti linfoidi associati alle mucose come tonsille, adenoidi e placche di Peyer. La memoria immunitariaDopo che una risposta immunitaria si è risolta, non tutte le cellule coinvolte muoiono. Alcuni linfociti T e B si differenziano in cellule di memoria e vengono risparmiati dall’apoptosi: restano pronte, per anni, a riattivarsi molto più rapidamente se lo stesso antigene si ripresenta. L’ISS, sul portale EpiCentro, definisce la memoria immunologica come la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi hanno già attaccato l’organismo e di rispondere più in fretta alla loro ricomparsa; aggiunge anche che l’assenza di questa memoria è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive comuni più spesso degli adulti, un tema che si intreccia con quanto succede nei primi 1000 giorni di vita, quando il sistema immunitario di un bambino sta ancora costruendo il proprio repertorio di memoria. Di fronte a un patogeno del tutto nuovo, senza memoria pregressa, il corpo può impiegare fino a due settimane per produrre anticorpi in quantità sufficiente a contrastarlo. Legata alla memoria c’è un’altra distinzione da manuale: quella tra immunità attiva e immunità passiva. Nell’immunità attiva è il sistema immunitario della persona a costruire da sé una risposta di lunga durata, con memoria inclusa, che sia stata innescata da un’infezione naturale o da un vaccino. Nell’immunità passiva, invece, la protezione arriva da anticorpi già pronti, trasferiti da un’altra fonte: succede naturalmente quando gli anticorpi materni passano al neonato attraverso la placenta o il colostro, oppure artificialmente con siero di donatore o anticorpi monoclonali. È una protezione più rapida, perché non richiede tempo di produzione, ma anche più breve, perché non lascia dietro di sé cellule di memoria proprie. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la differenza tra sistema immunitario innato e adattativo?L'innato è presente dalla nascita e reagisce subito a segnali generici comuni a molti patogeni. L'adattativo si attiva più tardi, perché deve organizzare una risposta specifica contro quel particolare antigene, ma è più preciso e lascia memoria per gli incontri successivi. Cosa sono i linfociti T e i linfociti B?Sono i due tipi cellulari dell'immunità adattativa. I linfociti B maturano nel midollo osseo e diventano plasmacellule che producono anticorpi. I linfociti T maturano nel timo: alcuni coordinano la risposta (helper), altri uccidono direttamente le cellule infette (citotossici). Perché dopo una malattia il corpo è protetto più a lungo?Perché restano cellule di memoria — linfociti T e B specifici per quel patogeno — pronte a riattivarsi molto più in fretta a un nuovo contatto, anche quando gli anticorpi circolanti nel sangue sono diminuiti. Che differenza c'è tra un antigene e un anticorpo?L'antigene è la molecola estranea che il sistema immunitario riconosce, per esempio una proteina di un virus. L'anticorpo è la proteina prodotta dalle plasmacellule per legarsi in modo specifico a quell'antigene. Come faccio a sapere se il mio sistema immunitario funziona correttamente?Questo Recap descrive come funziona il sistema immunitario in generale, non come valutare il caso di una singola persona: per qualsiasi dubbio sulle proprie difese, compresi eventuali esami del sangue o sintomi, la valutazione spetta a un medico o a un altro professionista sanitario. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















