Guerra fredda: cos'è, le cause e come è finita

Di Recaplica Lab · Aggiornato il

In 30 secondi lettura lampo

La Guerra fredda è il confronto che dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1991 oppose gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, cioè i due paesi usciti vincitori e più forti da quel conflitto. Si chiama "fredda" perché le due superpotenze non si combatterono mai direttamente: avevano armi nucleari, e uno scontro aperto sarebbe stato troppo distruttivo per entrambe. Al posto della battaglia frontale ci furono alleanze militari contrapposte, aiuti economici usati come strumento politico, spionaggio, propaganda e guerre combattute altrove, in Corea e in Vietnam. L'Europa fu divisa in due lungo una linea che Churchill chiamò "cortina di ferro" nel 1946, e Berlino ne diventò il punto più caldo. Il confronto finì fra il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, e il 25 dicembre 1991, con le dimissioni di Gorbaciov e la fine dell'Unione Sovietica.

Punti Chiave

  • L'espressione "cold war" è legata al giornalista statunitense Walter Lippmann e indica, come scrive Treccani, un'ostilità che il rischio nucleare rendeva impossibile risolvere con una guerra frontale.
  • Il 12 marzo 1947 Truman chiese al Congresso 400 milioni di dollari per Grecia e Turchia e impegnò gli Stati Uniti a sostenere i popoli minacciati: è la dottrina Truman, la traduzione politica della strategia del "contenimento".
  • Il piano Marshall, annunciato il 5 giugno 1947 e approvato nel marzo 1948, portò oltre 12 miliardi di dollari nell'Europa occidentale; l'Unione Sovietica lo rifiutò e lo fece rifiutare ai paesi che controllava.
  • Berlino fu il punto di frizione permanente: il blocco sovietico, aperto il 24 giugno 1948 e aggirato con un ponte aereo, fu revocato l'11 maggio 1949; poi arrivò il Muro, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989.
  • Alle alleanze militari corrisposero i due blocchi: la NATO nasce il 4 aprile 1949 con dodici paesi, il Patto di Varsavia il 14 maggio 1955, subito dopo l'ingresso della Germania Ovest nella NATO.
  • Il momento più vicino allo scontro diretto è la crisi dei missili di Cuba, fra il 14 e il 28 ottobre 1962, che si chiuse con un accordo e non con una vittoria di una delle due parti.

I numeri chiave

  • oltre 12 miliardi di dollari gli aiuti del piano Marshall per la ricostruzione dell'Europa occidentale, dopo l'Economic Cooperation Act approvato nel marzo 1948 Fonte: Office of the Historian, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • 155 chilometri la lunghezza del Muro di Berlino, che circondava Berlino Ovest dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 Fonte: Stiftung Berliner Mauer (Fondazione del Muro di Berlino)
  • almeno 140 le persone uccise o morte al Muro di Berlino fra il 1961 e il 1989 a causa del regime di frontiera della Germania Est; 91 furono uccise dalle guardie di confine Fonte: Stiftung Berliner Mauer (Fondazione del Muro di Berlino)

L'Approfondimento

Due vincitori, un continente da spartire

Nel 1945 la Seconda guerra mondiale finisce con due paesi molto più forti di tutti gli altri: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Hanno combattuto dalla stessa parte, ma vogliono cose diverse per l’Europa che si ritrovano fra le mani. Gli americani puntano su economie di mercato e governi eletti; i sovietici, che hanno pagato il prezzo umano più alto del conflitto, vogliono un cordone di paesi amici lungo il proprio confine occidentale, e li ottengono con governi comunisti insediati nei territori dell’Europa orientale occupati dall’Armata Rossa.

Il 5 marzo 1946 Winston Churchill, che non è più primo ministro e si trova negli Stati Uniti a titolo privato, tiene un discorso al Westminster College di Fulton, nel Missouri. Dice che «da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente», ed elenca le capitali finite dietro quella linea: Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest, Sofia. In quelle città, aggiunge, i partiti comunisti sono stati portati al potere ben oltre il loro peso reale. L’immagine attecchisce e resterà il modo in cui l’Europa divisa viene descritta per i successivi quarant’anni.

Il nome del periodo arriva poco dopo. Treccani lo fa risalire al giornalista statunitense Walter Lippmann, che usa «cold war» per un’ostilità non più risolvibile con una guerra frontale: le armi nucleari rendevano quella strada impraticabile per entrambe le parti.

Nel frattempo, a Washington, un diplomatico di nome George Kennan sta scrivendo la strategia che gli Stati Uniti seguiranno. La sintetizza nel 1947 in un articolo firmato con la lettera X sulla rivista Foreign Affairs: l’elemento centrale della politica americana verso l’Unione Sovietica deve essere un «contenimento a lungo termine, paziente ma fermo e vigile, delle tendenze espansive russe». Kennan pensava a un contenimento soprattutto politico ed economico. Nel 1950 prevarrà la lettura militare di Paul Nitze, messa nero su bianco nel documento NSC-68.

1947-1948: i soldi come strumento di politica estera

Il contenimento diventa concreto in due mosse ravvicinate.

Il 12 marzo 1947 Truman si presenta davanti al Congresso e chiede 400 milioni di dollari di aiuti per Grecia e Turchia, due paesi sotto pressione. Nel discorso dichiara che sarà politica degli Stati Uniti sostenere i popoli che resistono a tentativi di sottomissione da parte di minoranze armate o di pressioni esterne. È una rottura netta con la tradizione americana di stare fuori dai conflitti lontani, e passerà alla storia come dottrina Truman.

Il 5 giugno 1947, a Harvard, il segretario di Stato George Marshall annuncia un programma di aiuti per la ricostruzione europea. Il Congresso lo approva con l’Economic Cooperation Act del marzo 1948: oltre 12 miliardi di dollari all’Europa occidentale. L’Unione Sovietica rifiuta di parteciparvi e impedisce ai paesi che controlla di aderire, per timore che gli aiuti diventino una porta d’ingresso dell’influenza economica americana nell’Europa orientale.

Esempio pratico: un aiuto economico non è mai solo un aiuto economico. Un paese devastato che riceve macchinari, materie prime e credito riparte prima, e quando riparte tende a somigliare a chi l’ha finanziato: stesse imprese fornitrici, stessi rapporti commerciali, stessi interessi. È esattamente il motivo per cui Mosca disse no. Il piano Marshall funzionò come ricostruzione e come confine politico allo stesso tempo.

Chi ha letto come funziona il PIL riconosce la logica: ricostruire capacità produttiva sposta per anni il peso economico di un continente.

Berlino, il punto in cui i due mondi si toccavano

La Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione, e così anche Berlino — che però si trovava dentro la zona sovietica. La capitale diventa perciò il luogo dove le due parti si guardano da vicino ogni giorno.

Il 24 giugno 1948 i sovietici chiudono gli accessi di terra ai settori occidentali della città. Berlino contava allora due milioni e mezzo di abitanti distribuiti fra le quattro zone di occupazione, e quelli dei settori occidentali restano senza rifornimenti. La risposta alleata non è militare: è un ponte aereo che porta cibo e carbone dal cielo, giorno e notte. Nei momenti di punta un aereo atterra a Tempelhof ogni 45 secondi. Nel settembre 1948 trecentomila berlinesi dei settori occidentali si radunano davanti alle rovine del Reichstag per chiedere che la città non venga abbandonata.

Mosca revoca il blocco l’11 maggio 1949, senza che sia stato sparato un colpo. Due settimane dopo nasce lo Stato della Germania Ovest, la Repubblica Federale Tedesca; poco più tardi, sull’altro lato, viene creata la Repubblica Democratica Tedesca.

Il problema tedesco però non si chiude lì. Chi voleva lasciare la Germania Est poteva farlo passando per Berlino, e in molti lo fecero: entro l’agosto 1961 la Repubblica Democratica aveva perso un sesto della propria popolazione, almeno quattro milioni di persone. Il 13 agosto 1961 il governo comincia a sigillare il confine attorno a Berlino Ovest, prima con il filo spinato e nei giorni successivi con il muro vero e proprio: 155 chilometri di barriera attorno a una città. Resterà in piedi fino al 9 novembre 1989. Nei ventotto anni della sua esistenza almeno 140 persone morirono a causa del regime di frontiera; 91 di loro furono uccise dalle guardie.

Due alleanze, due blocchi

Il 4 aprile 1949 dodici paesi firmano il Trattato del Nord Atlantico: Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. Il cuore del testo è l’articolo 5: un attacco armato contro uno o più di loro sarà considerato un attacco contro tutti, e ciascun alleato reagirà con l’azione che riterrà necessaria, uso della forza armata compreso.

Nel maggio 1955 la Germania Ovest entra nella NATO. Mosca legge la mossa come la ricomparsa di un esercito tedesco dentro l’alleanza occidentale e risponde in pochi giorni: il 14 maggio 1955 nasce il Patto di Varsavia.

NATOPatto di Varsavia
Nascita4 aprile 194914 maggio 1955
Paesi all’atto di nascita12, fra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia8: URSS, Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania, Ungheria
Principio dichiaratoDifesa collettiva (articolo 5)Difesa collettiva in risposta alla NATO
Funzione aggiuntivaLegare militarmente Stati Uniti ed Europa occidentaleMantenere il controllo politico e militare sovietico sull’Europa orientale
FineEsiste tuttoraSciolto fra marzo e luglio 1991

Con le alleanze arriva la corsa agli armamenti nucleari, che produce una situazione paradossale: più le due parti si armano, meno possono usare quelle armi. Attaccare per primi significa subire una rappresaglia che distrugge anche chi ha attaccato. È il motivo di fondo per cui la guerra resta fredda al centro e diventa calda ai bordi, in Corea fra il 1950 e il 1953 e in Vietnam, dove il conflitto si chiude nel 1975.

Tredici giorni di ottobre

Il 14 ottobre 1962 un aereo da ricognizione statunitense U-2 fotografa siti per missili sovietici in costruzione a Cuba, un’isola a ridosso delle coste statunitensi. È il punto in cui la Guerra fredda arriva più vicina a diventare calda.

Il 22 ottobre il presidente Kennedy annuncia una «quarantena» navale dell’isola: la parola è scelta apposta, perché “blocco” avrebbe avuto il significato tecnico di atto di guerra. Il 26 arriva un messaggio di Chruščëv con una proposta di soluzione; il 27 ne arriva un secondo con condizioni diverse, e lo stesso giorno un U-2 viene abbattuto sopra Cuba. Il 28 ottobre Chruščëv annuncia pubblicamente il ritiro dei missili.

Esempio pratico: l’accordo che chiude la crisi ha due strati. Quello pubblico: i sovietici tolgono i missili, gli americani si impegnano a non invadere Cuba. Quello riservato: gli Stati Uniti ritirano i propri missili Jupiter dalla Turchia, cosa che avviene nell’aprile 1963 senza annunci. Per l’opinione pubblica dell’epoca fu una vittoria americana netta; nei fatti fu uno scambio.

La quarantena navale viene revocata il 20 novembre 1962, dopo il ritiro anche dei bombardieri sovietici Il-28. Le due conseguenze durevoli sono una linea di comunicazione diretta fra Casa Bianca e Cremlino, che permette alle due capitali di parlarsi in poche ore invece che in giorni, e l’avvio dei negoziati che nel 1963 porteranno al trattato sul divieto dei test nucleari.

Come si sciolse la linea

Negli anni Ottanta la tensione fra le due superpotenze si allenta. Il 9 novembre 1989 il Muro di Berlino viene aperto, e per la prima volta in ventotto anni si può passare da una parte all’altra della città senza rischiare la vita.

La fine dell’Unione Sovietica arriva due anni dopo, in una sequenza rapida. Nell’agosto 1991 un gruppo di comunisti contrari alle riforme tenta un colpo di stato contro Gorbaciov: fallisce, ma ne indebolisce l’autorità in modo irreparabile. Nel giro di pochi giorni Ucraina e Bielorussia dichiarano l’indipendenza. All’inizio di dicembre i leader di Russia, Ucraina e Bielorussia si incontrano a Brest e danno vita alla Comunità degli Stati Indipendenti. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimette da presidente dell’Unione Sovietica, la bandiera sovietica viene ammainata dal Cremlino e sostituita dal tricolore russo. Nello stesso periodo il presidente statunitense Bush riconosce le dodici repubbliche indipendenti e apre relazioni diplomatiche con Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan; con Uzbekistan, Moldavia, Azerbaigian, Turkmenistan e Tagikistan si arriva nel febbraio 1992, con la Georgia soltanto nel maggio successivo, perché nel paese era in corso una guerra civile.

Il Patto di Varsavia si era già dissolto fra il marzo e il luglio 1991, indebolito negli anni Ottanta dalle difficoltà economiche e dai cambiamenti politici dei suoi membri.

Quarantacinque anni di confronto non avevano prodotto la battaglia che tutti temevano, ma avevano riorganizzato alleanze, arsenali, confini ed economie di mezzo pianeta. La linea che Churchill aveva descritto nel 1946 finì dove era stata più visibile, in mezzo a Berlino.

Per capire da dove veniva la situazione del 1945 può aiutare il percorso che porta alla Prima guerra mondiale e alla Seconda; per il lato economico del confronto, le voci su inflazione e recessione spiegano gli strumenti con cui si misura la salute di un’economia, che in quegli anni fu anche un argomento di propaganda.

Falsi miti

  • ✗ Mito La Guerra fredda fu un periodo di pace, visto che non ci furono combattimenti.

    ✓ Realtà Fu fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica, non nel resto del mondo. Le due superpotenze sostennero parti opposte in conflitti veri e sanguinosi: la guerra di Corea dal 1950 al 1953 e la guerra del Vietnam, conclusa nel 1975, sono i due casi più noti. Il termine descrive il rapporto fra Washington e Mosca, non il bilancio delle vittime.

  • ✗ Mito Il Muro di Berlino divideva la Germania in due.

    ✓ Realtà Il Muro correva attorno a Berlino Ovest, che si trovava interamente dentro il territorio della Germania Est: erano 155 chilometri di barriera che circondavano una città, non una linea che tagliava il paese. Il confine fra le due Germanie era un'altra cosa e passava molto più a ovest. Berlino era stata divisa in quattro zone di occupazione dopo il 1945 e restò un'isola politica dentro il blocco orientale.

  • ✗ Mito La crisi di Cuba finì perché l'Unione Sovietica si arrese.

    ✓ Realtà Finì con uno scambio. Il 28 ottobre 1962 Chruščëv annunciò pubblicamente il ritiro dei missili da Cuba, ma gli Stati Uniti si erano impegnati a non invadere l'isola e, con una clausola rimasta segreta, a togliere i propri missili Jupiter dalla Turchia, come fecero nell'aprile 1963. La parte pubblica dell'accordo sembrò una vittoria americana; quella riservata era un compromesso.

Mappa concettuale

Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

Personalizza
Mappa concettuale: Guerra fredda: cos'è, le cause e come è finita

Quiz: mettiti alla prova

Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

Voto 0/10 0/5
1 Perché questo confronto si chiama guerra "fredda"?
2 Che cosa chiese Truman al Congresso il 12 marzo 1947?
3 Come reagirono gli Alleati al blocco sovietico di Berlino Ovest?
4 Quando nasce il Patto di Varsavia e perché?
5 Come si chiuse la crisi dei missili di Cuba dell'ottobre 1962?

Flashcards

Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

1 / 8

Spiegalo con parole tue

Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

Domande e risposte

Quando è iniziata e quando è finita la Guerra fredda?

Non c'è una data di apertura unica, perché non fu dichiarata da nessuno: comincia nel secondo dopoguerra, e gli storici usano come segnali il discorso di Churchill a Fulton del 5 marzo 1946 e la dottrina Truman del 12 marzo 1947. La fine invece ha date precise: il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino e il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimette da presidente dell'Unione Sovietica, che cessa di esistere.

Chi erano le due superpotenze e quali paesi stavano con loro?

Da una parte gli Stati Uniti e i paesi dell'Europa occidentale, uniti dal 4 aprile 1949 nella NATO, i cui dodici membri fondatori erano Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. Dall'altra l'Unione Sovietica e i paesi dell'Europa orientale con governi comunisti, legati dal 14 maggio 1955 dal Patto di Varsavia: Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania e Ungheria.

Che cos'era la cortina di ferro?

Un'immagine, non una struttura. Il 5 marzo 1946, al Westminster College di Fulton, nel Missouri, Winston Churchill disse che «da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente». Indicava la linea che separava la parte d'Europa sotto influenza sovietica dal resto. Il Muro di Berlino, costruito quindici anni dopo, ne fu il tratto più visibile: 155 chilometri di barriera attorno a Berlino Ovest.

Perché le due superpotenze non si sono mai attaccate?

Perché entrambe avevano armi nucleari: chi avesse attaccato per primo avrebbe subito una rappresaglia capace di distruggerlo a sua volta, e questo tolse all'attacco qualsiasi guadagno possibile. Il confronto si spostò allora dove si poteva perdere senza morire: l'economia, le alleanze, lo spionaggio, la conquista dello spazio. E si spostò nei paesi terzi, come la Corea fra il 1950 e il 1953 e il Vietnam, dove la guerra si chiude nel 1975.

Quante persone sono morte al Muro di Berlino?

Secondo la Stiftung Berliner Mauer, la fondazione tedesca che cura la memoria del Muro, fra il 1961 e il 1989 almeno 140 persone furono uccise o morirono a causa del regime di frontiera della Germania Est; 91 di loro, in gran parte persone che stavano tentando la fuga, furono uccise dalle guardie di confine. Il Muro era stato costruito proprio per fermare quelle partenze: entro l'agosto 1961 la Germania Est aveva perso un sesto della popolazione, almeno quattro milioni di persone.